Archivi tag: flusso

QUASI QUASI RISCRIVO

Non ricordo, forse un distaccamento voluto, sicuramente non sofferto, smettere di scrivere per un po’, per lasciare tempo al pensiero, che scrive a suo modo lui, su fogli di nebbia ove l’inchiostro non s’attacca, eppur non tutto si disperde, qualcosa rimane fluttuante in quelle nubi, che serve un temporale per scaricarsi in parole che restano, sotto forma di flusso, fiume in piena di intenzioni mal spiegate ma ben affilate, agopuntura, qualcosa riattiva, micro circolazione, di nuovo qui a pender parte a qualcosa che non sposta gli equilibri di un cazzo di niente nel mondo, semplici parole, a volte ironiche spesso riflessive di certo sempre scelte con accuratezza per donar senso e direzione a un pensiero che si è gonfiato, uragano Irma, paura per Miami e di Cuba nessun cenno, schifosi informatori, mi occuperò di voi, non adesso che non c’è spazio, non c’è tempo, non c’è intenzione. Che vi importi o no, sono tornato.

Annunci

SOVRAPPENSIERI

Una gran capigliatura lunga e randagia, una barba abbastanza folta, jeans strappato stile punk/grunge, anarchico il giusto, diverso dalla massa, non influenzabile, coerente, solido… e libero: cosi mi sento. Astrattamente.

E invece sono pelato, la barba mi cresce poco e male, mai avuto un jeans strappato punk/grunge, indosso quasi esclusivamente tute, adoro le tute, perché bado alla comodità, e perché sono pigro, non mi trovo a mio agio con le camicie, non a mio agio in contesti anche solo leggermente eleganti, perché dovrei vestirmi bene e non sono capace e non ne ho voglia, ma in verità un po mi piacerebbe, attratto da un mondo che in fondo detesto, quello “bellavita”, omologazione, ostentazione della ricchezza, esaltazione del futile, e vorrei presentarmi ovunque in tuta ed essere fantasticamente a mio agio, impermeabile al frivolo giudizio altrui. Ma non ci riesco. Ogni tanto si. Spesso no. E mi detesto per questo, influenzato dalle mode che cambiano – anche se tendo a negarlo.
Non so suonare la chitarra, il che lo trovo sciocco, che basterebbe applicarsi, però so un po’ suonare la batteria, ma non bene, ho smesso coi corsi, il che lo trovo sciocco, che basterebbe applicarsi, e ogni anno millanto di volermi iscrivere all’università, pervaso da motivazioni impressionanti che poi si vaporizzano non so bene comedoveeperchè.
Niente tatuaggi, mi piacciono ma sugli altri, non fumo, non esagero col bere, faccio la differenziata, in autostrada occupo sempre la corsia più libera a destra, a differenza di tantissimi guidatori tonti e scarsi, e vorrei avere una macchina elettrica, ma per ora mi godo una Golf diesel che inquina come un trattore, contraddizioni.
E poi sono pelato – già detto, e ho il naso gigante e storto, in generale bruttino diciamocelo, ma simpatico ai più, forse non a tutti, ma a me stesso si ad esempio, che non è poco, felice di essermi conosciuto, poteva andarmi peggio, so stare in mezzo alla gente, noto di risultare intelligente, più di quanto sia reale forse, perché sono acuto forse, un tipo logico, senza forse, e la logica è scienza, e la scienza è dimostrabile, e ciò che è dimostrabile diventa credibile, e sono presuntuoso anche, e mi sono sempre reputato intelligente sopra la media, fino a che ho notato che anche un sacco di idioti si reputano tali, il che mi fa essere assassinato da dubbi, e mi piace usare assassinato in maniera impropria.
E poi provo soddisfazione a passare col semaforo arancione, senso di avercela fatta, qualificazione alla fase successiva sofferta, e le cose sofferte sono sempre le più belle. Adoro cani e gatti, per i cani non ho spazi per i gatti si, e allora cosa aspetto, boh mi arrendo a chi mi dice che è un impegno, che poi mi andrebbe di impegnarmi, ma non agisco mai, lento, ecco sono lento, ci arrivo sulle cose, ma lento. Amo il pallone, ci gioco, ci lavoro io col pallone, era il mio sogno, da grande volevo fare il calciatore, ma quando sei piccolo il “da grande” è relativo, ed ora che è quasi tempo di smettere non sono ancora grande davvero, qua tocca rifarsi domande da scuola elementare, cosa voglio fare io da grande? L’astronauta? No, mai sognato di fare l’astronauta, mi basta il mondo che ho e poi vado in affanno respiratorio al solo pensiero.
Sono ambizioso ma cultore dell’accontentarsi, che essere ambiziosi e volere sempre di più senza rendersi conto e senza gioire dei traguardi raggiunti è un’idiozia, e ho dubbi sul mio futuro, pochi sul mio passato, ho un nome che non mi fa impazzire, ma non ho amici che si chiamano come me, e ne sono contento, tendo a dimenticare in fretta, per difesa a volte, per offesa altre, sono sostanzialmente sereno, felice direi, nonostante reputi l’esistenza un gioco drammatico sbilanciato verso il brutto, ma lo difendo il gioco, per i momenti belli che contiene, che sono tanti e forti e intensi e insomma ne val la pena vivere, che c’è tutto il tempo di restare morti dopo la vita, che secondo me non c’è nessuna vita eterna, nessun Dio che ci conosce per nome e quando andiam di là ci chiama alla cattedra col nostro compito in classe corretto con la penna rossa e il voto finale, e lo spero che ci sia badate bene, io spero ci sia, ripeto, lo spero, davvero, ma scusate se non credo alle storielle incerottate che ci raccontano le religioni, e trovo sciocco chi ci crede come assioma rifiutando di porsi domande, che Dio per quanto mi riguarda è il pianeta terra, madre natura, un dio buono e cattivo, con le sue regole, la sua chimica e la sua fisica, le sue ingiustizie, le sue prede e i suoi predatori. Innocenti. Colpevoli. Tutto insieme.

Vivo tra costanti contraddizioni; amore per il bianco ma affascinato dal nero, come molti di voi suppongo, e allora mi domando se non sia forse questo il vero tormento dell’essere umano; la mancanza di una vera identità.
Chiarezza in fatto di valori, ecco cosa.


.. E SEI UN PO’ NELLA MERDA

Gente che incontri occasionalmente, che conosci, che sai chi è..
ma ben lontana dall’essere Amici con la A maiuscola.

CAPITOLO PRIMO. Ruolo Passivo

Come van le cose mi chiedono, van bene gli dico, anche se magari è una mezza fandonia, che son quelle domande aperte* che uno conviene che risponda tutto bene, che già una piccola esitazione tipo un abbastanza, uno sguardo basso, una smorfia, una mano che gratta una parte posteriore a caso della testa, son sufficienti a metterti un po’ nella merda, e se becchi quello sbagliato ti tira un pippone esagerato, il pettegolo gossipparo, sente di avere consigli da dispensare lui, e ti torchia di domande, vuol sapere, che lui ha capito che qualcosa scricchiola, e a lui non lo freghi perchè è un appassionato di “Lie to me” e sa leggere il linguaggio del corpo, e avrebbe dovuto fare scuola di psicologia ti confida, perché sente di avere un talento innato per queste cose, e ognuno ha un talento poi ti dice, basta solo scoprire quale aggiunge, che l’hai sentita dire a Fabio Volo anche tu sta cosa e ti era piaciuta, ma non glielo dici per non sminuirlo, ma la verità è che tu a lui non vorresti dire un beato nient’altro dei tuoi problemi, e vorresti chiudere lì una conversazione mai voluta, mai cercata, con quella dannata esitazione che ha donato legna da ardere a quel piromane. Ma sei educato, e piuttosto che mancare di rispetto, rimani ancora un po’ lì, nella merda, restando vaghissimo e sviando ogni vera questione che ti turba, ponendo accenti su cose secondarie e futili, con l’intento di smontare quel suo improvviso e neonato interesse nei tuoi confronti, con l’unico effetto collaterale (ma calcolato) di essere giudicato come una mezza calzetta, un tizio assai fragile che con tutti i problemi che ci sono in questo mondo, riesce a farsi abbattere perché gli è scaduto lo yogurt, ad esempio.

*troppo aperte

 

CAPITOLO SECONDO. Ruolo Attivo

Come van le cose, gli chiedo, abbastanza bene mi dice, esitando, con smorfia, mentre con una mano si gratta una parte posteriore a caso della testa, con sguardo basso, e io so che è una mezza fandonia anche se non ho mai visto “Lie to me” perchè mica serve vedere “Lie to me” per capire che è una falsa asserzione di un essere umano che ha voglia di raccontare cose, ed è sufficiente una soffice** domanda di troppo per auto-immerdarti nel ginepraio di una persona che aveva tanta voglia di parlarne con qualcuno, e quel qualcuno sei tu. E quel tu sono io. Ed io mi domando mentre ti presto orecchio il motivo, la ragione, il senso di dovermi attaccare il tuo pippone a me, che ci conosciamo sommariamente, non siamo mai andati oltre a un saluto e due frasi di circostanza prima di oggi, giorno in cui tu hai visto in me un fidato consigliere a cui starnutire addosso questioni personali gravose di cui mi spiaccio credimi, ma che non avrei avuto voglia e motivo e pazienza di sapere. Eppure lì resto, ed educato ti assecondo sperando di portare a termine in maniera il meno traumatica possibile lo strazio, per non ferirti. E una volta lontano, mi domando se questi pensieri non faccian di me, in fondo, ugualmente, una brutta persona. E non so rispondermi.

**termine usato impropriamente, ne convengo.

 

 


PEZZO POCO CHIARO

Come un farneticatore, che si imbriglia dentro parole vane, vacue, a tratti accusatorie, contro un qualcosa che ben definito non è, come la gente.. la gente, la gente – si dice – come se non ne fossimo parte attiva di quella gente che non ha rispetto, quella gente che è ignorante, quella gente che non si occupa a dovere del fulcro delle cose, mentre il se stesso è sempre ben illuminato e messo a fuoco in primo piano, e il resto offuscato, tenebrosa parte di un complotto al proprio quieto e giusto vivere. Dove ha inizio la verità? In quale punto essa si mescola con gli alibi dando vita alla menzogna? Provasse la gente a interessarsi invece che fuggire, sfuggire, tra gli isolati grigi di questa città, dove tutti si ammassano golosi a condurre frenetiche esistenze per poi ricercare scampoli di solitudine che siano rifugio rigenerante per la mente. Al riparo dal rumore. Lontano dalla gente.


Flusso #14 – La Sveglia delle 8e42 –

(Tratto da http://pensofluidissimo.com un altro blog in cui scrivo, un nuovo progetto composto da tre autori, in cui alimentiamo a turno i pensieri del precedente)

images

Apro gli occhi e realizzo che era solo un sogno.

Avevo bisogno di un sogno.
Che poi erano due sogni mischiati.
Avevo bisogno di un bi-sogno.

Per realizzare un sogno, occorrono spesso anni.
Per realizzare che era solo un sogno, pochi attimi.

Ed è così che mi sono svegliato stamane, che erano le 8e36 e la sveglia era puntata alle 8e42. Non mi piace puntare la sveglia in orari divisibili per cinque, non so ben dire il perché.
Il mio psicologo la definisce una sorta di ribellione all’ordinario, ma diffido di lui per due motivi. Primo perchè uno psicologo ha sempre pronta una risposta credibile anche quando non esiste; e secondo perché io, uno psicologo, non ce l’ho.

Se aveste studiato, sapreste che esistono tre entità distinte al timone del cervello umano, una delle quali – evidentemente – deve avere considerevoli problemi espositivi, altrimenti non si spiegherebbero certe cazzate che si fanno.
Soprattutto in amore. Ecco, in amore quella terza entità lí detiene il pacchetto azionario di maggioranza e combina dei gran casotti, che poi la gente intorno si perplime, rimane asseverata da tanta mancanza di logicità.
Perché è questo che viene a mancare in fatto d’amore; la logica.
{Se ve lo state chiedendo, [asseverata è una parola che non esiste. (Probabilmente neanche perplime)]}. È da un po’ che avevo voglia di usare tutte le parentesi.

L’entità neuro-governativa delle questioni amorose, ha peculiarità ben precise. Si serve di comunicazioni interne del tutto distorte, che ci inducono a convincerci che non si possa fare a meno di una Lei, o di un Lui. Mette da parte logica e razionalità, dando spazio a proiezioni ottimistiche, la risoluzione definitiva di tutti i problemi e le angosce, immagini di mondi fiabeschi, in cui c’è sempre il sole a fare da sfondo a cieli blu e prati verdi, un mondo bello come in un cartoon Disney, che esclude possibili scenari imperfetti perché prevede il lieto fine. Ma come diceva qualcuno, o forse lo sto dicendo io adesso per primo, il lieto fine non è la fine, bensì è dove la storia cessa di essere raccontata.

Il pianeta ne è pieno di esempi di coppie che scoppiano, matrimoni in cui si promette amore eterno che puntualmente divengono farraginosi divorzi.. Segnali chiari e forti che nulla è bello come lo si immagina, che ci si stanca, che il dolore che si prova nell’ostinarsi a credere a un Amore che non si può avere è sensibilmente più forte rispetto all’effettiva gioia di possederlo per tutta la vita. Parole forti? Si.

Segnali, questi, che evidentemente non scoraggiano quella terza entità lí, che è la stessa che ancora neonata rende l’infante capriccioso predatore di nuovi giochi, a discapito del vecchio camion dei pompieri, che se però glielo togli, lui lo rivuole a tutti i costi e si riempie gli occhi di lacrime, perché vivere una tale perdita comunica morte, quel senso di ‘mai più’ che non è umanamente tollerabile..

Un’entità che ama l’astratto, l’idea di qualcosa che vorremmo che fosse, di qualcosa che mai sarà ma a cui è giusto mirare. Che è giusto continuare a sognare.. in attesa che squilli la sveglia delle 8e42.


CAMBIANO, LE COSE CAMBIANO

E niente, riprendo, ero tipo in ferie ma non cose di ferie via di casa tutto il tempo, ferie mentale dico, che poi son stato via due settimane ma ormai sono 26 giorni che son tornato da lì, da quei luoghi mmmeravigliosi, in compagnia di due amici con la “ami” maiuscola, AMIci. Quei luoghi lì sono Usa/Canada, belli, stranieri, nuovi e vecchi insieme, pieni di cose da vedere, che poi ancora non ho visto il lago d’Iseo ma il Lake Superior si, che tante volte vai lontano a vedere cose lontane e poi le tue parti sono belle uguali e sono più vicine, okay, si, va bene, ma non esageriamo con sti discorsi, andare al Lake Superior è un’esperienza di vita, ci sono Orsi e Alci lì, c’è il fattore paese straniero, guidare Suv noleggiati in giro per strade straniere, cartelli in lingua straniera, gente straniera che ti può sorpassare a destra e mostrarti un gran dito medio urlandoti qualcosa in straniero, straniero stretto, che io un po’ di straniero lo so, ma lo straniero stretto non lo capisco, non ancora.

È successo davvero, il dito.

Così trascorrono giorni, torni, sconfiggi il fuso stavolta in soli due giorni, ti reinserisci nel tuo spazio, il tuo angolo di mondo e lo riscopri bello, che tante volte vai lontano in cerca di cose e poi le ritrovi a casa e sono belle uguali. Si si, okay, va bene, già detto.

Ma vuoi mettere dare da mangiare a uno scoiattolo a Central Park direttamente dalla mano, con lui, lo squirrel che se non sbaglio significa scoiattolo, che viene a prendersi l’arachide che un tizio grassoccio comodamente adagiato su una panchina ti ha amabilmente donato..?! E conoscerlo questo tizio, ergerlo a Dio degli Scoiattoli mentre ci mostra un video in cui nutre l’animaletto facendolo passeggiare sul proprio corpo e concedendogli di servirsi self service dal suo cestello di noccioline?! Abbiamo voluto bene a quell’uomo, gliene vogliamo, gliene vorremo sempre.

E non lo rivedremo mai.

O ritrovarti in una festa a Green Bay, imbatterti in uno sconosciuto che ti viene incontro blaterando cose che tu all’inizio non capisci, un po’ ti spaventi anche, prima di ritrovarti abbracciato come un fratello soltanto per il merito di indossare la t-shirt numero nove degli Spurs, e sentirti come non mai parte di un popolo, di un team, di un cazzo di qualcosa che assomiglia tanto alla felicità. Ero felice, io. Avrei abbracciato tutti quella sera, io.

La mente è distratta al ritorno da quei luoghi lì, mente distratta da cose di lavoro, cose di calcio che sembravano non sbloccarsi, poi invece era fatta, poi è saltato tutto, e c’è da aspettare, poi c’è da prendere quello che viene mi dicono, perdere la categoria guadagnata dopo anni di sudore, convincersi di fare un balzo in giù, dopo anni di sù, dimenticarsi i guadagni sù, mentalizzarsi su guadagni giù, la mente che elabora, un po’ soffre e non riposa bene la notte, fino alla decisione di non aspettare più. Fare, non più aspettare. Balzo in giù, ora convinto, dispiaciuto ma convinto, e via che si inizia, si lavora, si corre, si fatica.. E quel balzo in giù capisci che ha avuto senso, si, già ora l’hai capito Topper, ora che tutto deve ancora iniziare sul serio ma già sei tornato ad essere vivo, cosa che non eri più dall’altra parte, prosciugato da uomini piccoli come quello là, che dalla panchina riceve gli applausi per i risultati ottenuti, che da me gli applausi li riceverà soltanto se tra una mano e l’altra ci sarà in mezzo la sua bella faccia di cazzo. Frasi un po’ volgari, esatto, proprio così, io stesso ne convengo, ma lasciatemi dire, dire cose che penso, il blog è mio, lasciatemi fare, è da un po’ che non scrivo ho smania di scrivere, mi piace scrivere cose, come un flusso, lascio andare, in discesa, mollo il freno, metto in folle. E niente, riprendo.

 

JUMP


DRITTO PER DRITTO

Ci sono giorni come questo che senza ragioni chiare sono più cupo forse stanco di certo nervoso in cui ogni pensiero creativo mi sembra stupido e non ho voglia di metterci virgole e punti perchè in fondo sembrano inutili e stupidi anche quelli e allora tiro dritto scrivo cose con del senso altre forse senza ma non mi fermo e procedo verso un punto finale che a pensarci lo metto interrogativo giusto per confondere ancor più chi si imbatte quest’opera folle che non porterà a nulla come tante altre scritte e pensate in passato e resterà soltanto un esperimento azzardato che vorrebbe esprimer disagio misto ad apatia in giorni come questo che senza ragioni chiare sono più cupo forse stanco di certo nervoso  ?


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: