Archivi categoria: Aforismi

QUASI QUASI RISCRIVO

Non ricordo, forse un distaccamento voluto, sicuramente non sofferto, smettere di scrivere per un po’, per lasciare tempo al pensiero, che scrive a suo modo lui, su fogli di nebbia ove l’inchiostro non s’attacca, eppur non tutto si disperde, qualcosa rimane fluttuante in quelle nubi, che serve un temporale per scaricarsi in parole che restano, sotto forma di flusso, fiume in piena di intenzioni mal spiegate ma ben affilate, agopuntura, qualcosa riattiva, micro circolazione, di nuovo qui a pender parte a qualcosa che non sposta gli equilibri di un cazzo di niente nel mondo, semplici parole, a volte ironiche spesso riflessive di certo sempre scelte con accuratezza per donar senso e direzione a un pensiero che si è gonfiato, uragano Irma, paura per Miami e di Cuba nessun cenno, schifosi informatori, mi occuperò di voi, non adesso che non c’è spazio, non c’è tempo, non c’è intenzione. Che vi importi o no, sono tornato.

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CANI DA ASFALTO

Apnea. Suoni ovattati, visibilità scarsa, gravità modificata, fluttuazione, precarietà, bolle d’aria, nessuna parola, pensieri a breve termine, spirito di sopravvivenza che quando l’ossigeno manca spinge, agita. Emergere o affogare, vivere o morire, bianco o nero. Non c’è più tempo per rimandare. Agire, bisogna agire, piuttosto sbagliare, ma agire perchè restare fermi significa arrendersi e morire da idioti, senza combattere, senza dignità.
E cosi agisco, reagisco, riemergo, rimasto in apnea in quel fluido gelatinoso per troppo tempo e troppo silenzio, ora ho voglia di parlare, di cantare, persino di gridare, per smuovere quel qualcosa di me che si è ghiacciato o forse cementato o perché no, gratinato. Dire cose senza senso, come il titolo di questo pezzo; per sentirmi vivo, per uscire dal sensato, per sfuggire a tutta quella logica che delimita la mia magnifica e insulsa vita, sterzare tirando il freno a mano, rischiare qualcosa, a costo di fallire, voglioso di fallire e risollevarmi, ancora e ancora, a braccia larghe con lo sguardo rivolto al cielo sentire la pioggia sul mio viso, ascoltarla, sentirmi vivo con la semplice e immensa essenza della vita, sfuggendo a tutto quel superfluo che distrae, inganna, imprigiona, gelatina. Apnea.


DON’T WASTE YOUR TIME !

Da anni il tempo sfila davanti ai miei occhi e non lo afferro. Non l’ho mai afferrato. E cosi tutti i miei pensieri, tutte le mie idee, tutti i miei progetti – siano essi espressi oppure solamente percepiti – non trovano il proprio meritevole sviluppo e restano sempre lì accatastati tra le scartoffie. Sugli scaffali della mente.

“Don’t waste your time! “ – mi ripeto.

Ma poi l’attenzione cala in fretta e le cose non cambiano e torno puntualmente a cestinarlo banalmente.. e il punto è che me ne rendo conto. Ma da adesso sarà diverso, sono determinato e irremovibile, le cose stanno per prendere una piega diversa.
Ora però scusate ma devo proprio andare. Stanno iniziando i Simpson su Italia uno.

BREVE CONSIDERAZIONE ESTIVA VIOLENTA

Io le zanzare non le ammazzerei; le picchierei. Vogliono il tuo sangue e mica solo se lo prendono, no.. ti lasciano pure il fastidioso prurito.
Robe da matti. Esseri miserabili, le zanzare.
Le prenderei proprio a schiaffoni che tornano a casa tutte picchiate e devono dire a tutti cosa gli è accaduto e perché.
Devono dire a tutti che le ho picchiate io.


HOLIDAY ILLUSION

Viaggiare aggiunge un senso ai cinque già noti; vedi-annusi-tocchi-ascolti-gusti e.. impari.
Viaggiare è insegnamento, notare cose e collegarle ad altre in un connubio causa/effetto, se/allora.
E se ci pensi, vivere di passaggio un luogo è ancor meglio di viverlo stabilmente perché sei in quella fase di inizio “.. quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora..* 
Le vacanze sono un trailer della vita, momenti salienti racchiusi in un ristretto arco di tempo; accadono più cose in tre giorni di vacanza che in un mese di indistinguibile routine.
Viaggiando hai la chiara convinzione che così dovrebbe essere la vera vita, ti prometti di allungare la mano in quella direzione da lì in poi, e provare ad afferrare ciò che è fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, inafferrabile. Ma in quello stato mentale leggiadro te ne sei scordato e tutto sembra facile, chiaro, naturale.
Fino al giorno in cui si rientra a casa, come noi, oggi; ci si guarda negli occhi.. e sembra di non esser mai veramente partiti.
Illusione.

*(cit. Niccolò Fabi - Costruire)

ME, MYSELF AND I

Stavo parlando con me stesso l’altro giorno, che era da un po’ che non lo facevo perché non so mai come prendermi, a volte sembra quasi di darmi fastidio a giudicare dall’atteggiamento che mostro, e a me non mi va di passare per quello che sta addosso alla gente, quindi piuttosto mi lascio stare. E niente, mi sono imbattuto in una questione veramente spinosa riguardo ai cambiamenti futuri piuttosto imminenti e la chiacchierata si è un po’ animata fino a diventare una vera e propria discussione che ho anche rischiato di arrivare alle mani. Meno male che sono intervenuto io a dividermi, altrimenti finivo per fare a botte.


SHAKE SHAKE & SHAKE AGAIN

Come minchia faccio a spiegarvi con le parole quelle sensazioni che danno certe canzoni?? Come posso rendere l’idea di cosa succede all’interno del mio ‘corpo solido in mondo gassoso‘ quando parte tipo “Everlong” dei FooFighters a volume bombardato nelle casse?!? Ci provo cazzo, ci provo.. ma vi avviso; non è cosa semplice.

È emozione, SENTIMENTO, urla nel petto, ESTATE, nostalgia, ELETTRICITÀ, lacrime, GIOIA, rinascita, BESTEMMIA, preghiera, PIANTO, 1000 watt, IMMORTALITÀ, spiccare il volo, CORRERE, accelerare, SINDROME DI TOURETTE, acqua nel deserto, TUFFO DA UN GRATTACIELO, Gardaland, VETTA DI UN MONTE, Pace nel Mondo, GUERRA MONDIALE, Gol al 93esimo, RIVINCITA, Vendetta, AMORE, Odio, ROMA, Sindrome di Stendhal, KAWHI LEONARD, Leonardo da Vinci, IL PRIMO BACIO, il Grand Canyon, ANDIAMO A BERLINO..

 Tutto assieme, tutto contemporaneamente.. BOOOOOOOOOOM!

Se non bastasse ho anche creato un cazzo di breve video home made. Enjoy.


HOW I MET YOUR MOTHER

Finito. Ho appena finito una Serie Tv a me gradita come How I met your Mother, che è una serie spassosa, comica, ma che come tutte le cose belle quando finiscono lasciano un senso di vuoto indescrivibile. Poi ho pensato che può essere paragonato alla propria casa di sempre svuotata quando devi traslocare. Ho vissuto tutta la nona nonché ultima stagione con la tristezza nel cuore. Lo scorrere di ogni puntata era uno scatolone riempito, un armadio smontato, una parete liberata da quadri e mensole. Fino ad arrivare al nudo e non più riconoscibile locale vuoto in cui la voce rimbomba e il disagio si manifesta sotto forma di un brivido che scorre lungo la colonna vertebrale.
A me quell’appartamento piaceva. Io non volevo traslocare. Cazzo.


PEZZO POCO CHIARO

Come un farneticatore, che si imbriglia dentro parole vane, vacue, a tratti accusatorie, contro un qualcosa che ben definito non è, come la gente.. la gente, la gente – si dice – come se non ne fossimo parte attiva di quella gente che non ha rispetto, quella gente che è ignorante, quella gente che non si occupa a dovere del fulcro delle cose, mentre il se stesso è sempre ben illuminato e messo a fuoco in primo piano, e il resto offuscato, tenebrosa parte di un complotto al proprio quieto e giusto vivere. Dove ha inizio la verità? In quale punto essa si mescola con gli alibi dando vita alla menzogna? Provasse la gente a interessarsi invece che fuggire, sfuggire, tra gli isolati grigi di questa città, dove tutti si ammassano golosi a condurre frenetiche esistenze per poi ricercare scampoli di solitudine che siano rifugio rigenerante per la mente. Al riparo dal rumore. Lontano dalla gente.


E ALLORA PARLINO TUTTI

Nessuno deve permettersi di zittire un altro individuo che esprime una sua opinione, nessuno può. Libertà di parola, si chiama. Censura. Nessuno deve permettersi.

Però.. Se parlando dei nefasti attentati di Parigi, in mezzo a fondati (e spesso lacunosi) dissapori contro gli attentatori e la loro religione, su cui si può e si deve discutere, a un certo punto non si sa come, un tale che si pone come ‘possessore in taschino di mazzette di verità‘ con un geniale e insensato gancio passa a parlare di Cina, dicendo che..

“.. Ce li siamo tirati in casa e loro ci hanno copiato le cose, e hanno cominciato a farle uguali. Ed è per questo che poi i Prada, gli Armani e co. hanno trasferito lì l’azienda; perché almeno li controllano meglio e in cambio gli danno lavoro”.

Ecco, a fronte di questo imbarazzante impasto di bozze di discorsi già sentiti e riportati male, nel pensier mi rifugio, e prima di proferir parola – e vi assicuro, lo farò – una riflessione sorge spontanea:

Nessuno deve permettersi di zittire un altro individuo che esprime una sua opinione? Nessuno può? Libertà di parola, si chiama? Censura? Nessuno deve permettersi?


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