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UN ABBRACCIO AI SONDAGGISTI

Non capisco un sacco di cose io, ma evidentemente neanche chi ne dovrebbe sapere, e allora succede che passa a sorpresa la Brexit, che se passa l’Europa affonda, dicevano, e poi invece no.
E a seguire vince Trump (un abbraccio ai sondaggisti) che se vince il mondo crollerà, dicevano, wall street impazzirà, aggiungevano, e poi invece no, ed ora in tanti si domandano perchè abbia vinto un pupazzo, anzi un tizio presentato dai media come tale, e invece la Clinton no, portata in palmo di mano lei, senza olio di palma lei, in nome di un establishment che tranquillizza tutti, perché i mercati amano l’establishment, altrimenti si spaventano – i mercati – che il sistema ha bisogno di certezze e non importa se sia un sistema del cazzo, meglio un sistema del cazzo ma che si conosce, piuttosto che un salto nell’ignoto. Chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa cosa lascia ma non sa cosa trova, che l’America non si sarebbe mai scoperta dando troppo retta a sto detto bello ma non bellissimo.
Cosi ora i grandi investitori, hanno paura – dicono – e comprano oro, bene rifugio, ne accrescono il valore; accrescono il valore della mia catenina della comunione, e io li ringrazio per questo, una catenina più preziosa è sempre meglio che una pallonata nelle balle.
Con il referendum italiano solita politica del terrore, se vince il no i mercati impazziranno, gli speculatori speculeranno fortissimo, andiamo incontro a instabilità, recessione, inflazione, spread, caccapupù, torna il nazismo selettivo, immigrazione incontrollata, tolgono il Natale, tornano i terremoti, WhatsApp diventerà a pagamento..
The day after: una tendenza al ribasso poi rialzo, tutti tranquilli, tutti minimizzano, no no scherzavamo – dicono alcuni dalle retrovie..
E poi la schiera dei vincenti..
Salvini che pare abbia vinto lui da solo, finge con se stesso di avere la maggioranza degli italiani dalla sua parte, vuole le elezioni subito. Salvini.
Brunetta che fa il bullo, spara a zero su quel ‘povero’ Renzi che con tutti i suoi difetti, non pochissimi, ha passato più di due anni ad essere insultato per ogni singola questione, come se le colpe fossero tutte sue.
I 5stelle (che io supporto) anch’essi fini massacratori del fiorentino (spesso gratuitamente) che paiono pronti a voler governare pur con tutte le problematiche di una macchina ancora da oliare ma che a parer mio nasce sotto presupposti insindacabili.
Berlusconi che è sceso in campo a cinque minuti dalla fine della partita in vantaggio tre a zero che millanta di aver avuto un ruolo decisivo nella vittoria. Il filo tra genio e imbecillità è sempre sottile.
D’Alema e Bersani vecchi strateghi avversi a Matteuccio per ragioni opportunistiche.
La Meloni  odiosa – che senza ragione ho sognato recentemente rivolgersi a me con tono accusatorio, ma zittita da una mia risposta talmente pertinente da farle fare un passo indietro e complimentarsi col sottoscritto rimanendo di diversa opinione ma rispettosa della mia (che sogno è?).

Ed infine lui, M.R. che dopo la sciocchezza dettata dal proprio IO spocchioso di personalizzare il referendum, convinto di essere amatissimo e forse anche di aver proposto una riforma spettacolare, ha dovuto fare una campagna tutta in salita, ricca di mezze verità, (a volte anche quarti di verità), slogan (in cui è bravissimo, va detto), promesse a tutti (soldi a 18enni, mamme, pensionati..), finte prese di posizione forti con l’Europa, endorsement da Obama, tentativi di discostarsi dalla personalizzazione del referendum, ma che alla fine l’hanno visto presentare le proprie dimissioni con un discorso forzatamente snello e brillante per quanto coerente e tutto sommato onesto, prendendosi le colpe della sconfitta e lanciando simbolicamente le chiavi del governo, come fossero un bouquet lanciato da una sposa; di spalle, in mezzo alla più disparata folla festante che popola il carro dei vincitori del NO.
“E mò son cazzi vostri, coglioni” – non l’ha detto, ma tutti lo hanno sentito lo stesso.

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IMAGINE (lost in New York)

14469597_10210967730330611_4724306106587021622_nE niente, ero lì allo Strawberry Fields, a Central Park, a pochi passi da dove l’esistenza di John Lennon cessò bruscamente la sua appartenenza a questo mondo per colpa di un disadattato che un bel giorno decise di omicidiarlo con qualche bossolo della sua calibro nove. Non so se fosse davvero una calibro nove, ma suonava bene.
Un luogo appartato, intimo, in cui ti viene proprio da tenere un tono di voce basso, come fosse un luogo di culto. E lo è. Ero lì, seduto su una panchina a riposare le mie stanche storte gambe. Intorno a me altra gente, più preoccupata a immortalare il momento che pensare a viverlo in diretta.

Date al popolo la libertà di filmare e fotografare
e la confonderà con la necessità di doverlo fare

Succede anche a me. Il momento più sciocco ove mi sono accorto e vergognato, è stato una volta durante i fuochi d’artificio. Intanto che lo facevo la mia parte intollerante, (che chiameremo per comodità Fabian Cassini) mi ha rivolto testuali parole: “Per chi diavolo filmi un evento del genere? No, ora dimmi: è bello poi rivederlo in tv, idiota? Come on dude (a Fabian Cassini piace inserire qualche termine inglese), non è mai piaciuto a nessuno vedere i fuochi d’artificio in differita in un cazzo di schermo. E lo sai benissimo anche tu. Ora spegni immediatamente sto device e vivi in diretta. Non c’è momento migliore dei fireworks. Sei scarso!”
Fabian Cassini raramente ha torto.

Tutti in silenziosa coda intenti a trovare la giusta angolazione, la giusta faccia, il giusto approccio per immortalare se stessi in quel luogo. Comprensibile.
Io.. beh io.. ero tallonato da Fabian Cassini e siccome soffro la sua pressione quando è arrivato il mio turno ho sbrigativamente scattato un’unica istantanea – quella che vedete sopra – e mi sono allontanato fischiettando immotivatamente ‘Jealous Guy’.
“Perché? Why non “Imagine” dude?”.
In effetti.. boh. Però è una bella canzone anche quella, no?

Non mi ha risposto.


IL TEMPO E’ UNA COSTANTE VARIABILE

Ribloggo un articolo di un paio di anni fa, per tre motivi; 1. perché non ho mai ribloggato niente e voglio provare. 2. perché l’ho riletto e ha senso. 3. perché mi sta sulle palle che quelli vecchi non se li legge nessuno. 4. ho detto che i motivi erano tre, quindi a posto così

RESTOVAGHISSIMO

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Un’ora dura sempre sessanta minuti, un minuto sessanta secondi, un secondo cento centesimi e così via.. il tempo è una costante. Eppure più si cresce e più il tempo pare passare più velocemente, questa è la mia sensazione, largamente condivisa da diversi conoscenti.

In merito ho una teoria banale che vorrei condividere con voi lettori di questo vaghissimo blog. Quando l’ho convertita da ‘intuizione astratta’ a ‘nero su bianco’, l’ho subito trovata geniale. Non appena valutavo se fosse o meno realmente geniale, ecco che l’ho declassata a banalità logica che forse già tutti sapevano e mancavo solo io. Non so, sono confuso.

Che poi mi sono sempre chiesto una cosa: inventare o scoprire qualcosa da sé e venire poi a conoscenza che questa esisteva già, è un po’ da scemi? Secondo me no, però.. Non so, sono confuso.

Ho una teoria dicevo, che si…

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LETTERA IN STAMPATELLO ALLA VOLKSWAGEN

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Il caso Volkswagen per uno che ha una golf, e che è sempre stato felice di avere una golf, è uno schiaffo – pieno di cacca – in faccia.

Mi sento tradito. E con tradito, intendo tra dito indice e dito anulare: dito medio. Fanculo.

Che vi adoperaste sul mercato dell’elettrico ora, per farvi perdonare.. e visto che siete in debito con noi clienti, sarebbe buona cosa che abbatteste i prezzi dell’elettrico, così da non dover spendere 40mila soldi europei per avere in cambio una utilitaria inutile. Una inutilitaria. Che la tecnologia ormai c’è, è evidente che ci sia. Quindi non venite a raccontarci minchiate e mettetevi al lavoro.

Avete la possibilità di trasformare una colossale figura di merda nella più grande e meravigliosa rivoluzione del secolo.

Ma qualcosa mi dice che non succederà.

Stronzi.


L’ESTATE STA FINITA

Del resto sono stati due mesi intensi. Quindi ci stava di non mettere nero su bianco le cose, no? Scrivere insomma. Mi sono dedicato principalmente a 309 altre attività. Le più rilevanti? Giocare a basket, vedere le finals Nba in diretta alle 3 del mattino, organizzare e partecipare a due addii al celibato, andare ai due rispettivi matrimoni, preparare due montaggi video di impressionante qualità (impressionante potrebbe non corrispondere al vero) e andare in vacanza, o meglio fare un viaggio che ha toccato Singapore, Bali e la Malesia. Due mesi di rara, bella, cazzo di intensità, che mi hanno accompagnato sino al “Qui e Ora”.

E il “Qui e Ora” è la stanza 207 dell’hotel Fiori di Bosco, nel Trentino, sede della mia preparazione sportiva per la nuova stagione. La quattordicesima. Anzi mi correggo la quindicesima. Curioso apportare una correzione su un pezzo scritto; la lascio.
Ripartirò a scribacchiare, col piglio che piace a me, vaneggiando su cose vaghe, vaghissime e ragionando su cose. Le cose. Bisogna scrivere cose. Ho voglia di scrivere cose. Scriverò cose.
Intanto riparto con un bel “Ciao, sono tornato. Voi tutto bene?”

CRONACA DI UN CASOTTO

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Non so bene dire le cose. C’è nebbia. Il mio amico tosco, quello bravo a scrivere e fare foto dice che quando si è ubriachi il pezzo viene – come dire – una merda. Dice lui. Io scrivo lo stesso. Scrivo per due motivi. Il primo è perché non mi sento totalmente bevuto (e probabilmente erro..) e il secondo perché dannazione non scrivo da cose tipo una ventina di giorni. E di scrivere c’ho la voglia.
Siamo quattro, siamo ad Alassio.
Uno dei quattro – il coglione – si sposa. E la foto delle maglie lo testimonia.
E niente, qui ne parlo in breve, perché è inutile dire cose che sono nostre, però sono successe cose che l’alcol ha reso più belle.. Tante cose. Tra cui la scommessa quella già sentita, niente di nuovo lo so, ma la scommessa quella se ti butti nel mare ti do un malloppo di soldi. E gira che ti rigira 900 per buttarsi li ho offerti io al coglione, lo sposo.. Che poi non so bene come – ma ci sono i video – sono stati offerti dallo sposo al ciccione per farlo nudo. Ed è accaduto cacchio. Scommesse già sentite, scommesse già vinte da qualcuno, ma che quando vissute – poche balle – sono concentrati di vita vissuta, pronta ad essere già leggenda. E ora che sono qui, nel letto, non lucido, alle 3.47.. Sono felice.
Perché poi quel ciccione di Alessio, che ha vinto il millino circa, che non per forza parlo di euro, però fatto sta che l’ha vinto perché nel mare nudo ci è andato davvero, e dopo, fingendo pure qualcosa tipo sbadataggine ci ha anche fatto fessi dicendo di aver perso le chiavi dell’hotel… E noi allora li a cercarle nel lembo di spiaggia, attenti, con l’ultimo 6% di batteria rimasta ad alimentare gli ultimi scampoli di torcia possibili. E dopo pochi attimi lui, che è il ciccione.. Sparito. Preoccupazione. Ma dove è finito il pirla cicciotto? Che il coglione che si sposa, io e il cretino siamo a cercare nella sabbia le chiavi della stanza. E poi allora io che sono atletico corro un po’ verso l’hotel, per vedere se quel Ciccio ci ha gabbati, ma non scorgendolo all’orizzonte è più la preoccupazione che il sentore che lo abbia fatto. Urla per i vicoli, impossibile che sia già giunto in hotel, perché non corre da lustri, che c’ha la stazza che lo frena.. Già penso al peggio quando raggiungo la stanza..
Spingo la porta.
Si apre.
Lui ride e ci ride addosso.
Sono felice.
Siamo felici.

Egli ha corso.. di nuovo.


MAI SOTTOVALUTARE LA PREVEDIBILITÀ DELLA STUPIDITÀ

E niente, tutti mò parlano dei Black Bloc adesso, che hanno spaccato cose, incendiato cose. Che nelle foto c’è anche un tizio di una certa età in carrozzina che mostra orgoglioso un tatuaggio recante scritta PCI che – vado a spanne – è acronimo di partito comunista italiano. Ed è li, tutto bello impettito, vorrei dire in gamba ma non è forse il caso, che si vanta del suo tatuaggio che esprime un credo, che come tutti i credo estremisti mi assumo la responsabilità di definire con tre aggettivi: Stupido, Stupido e infine Stupido.

E quando uno è stupido, è talmente stupido che stupidamente neanche si accorge di essere stupido.

Il momento di gloria di questi tizi stupidi – che da ora in poi chiameremo sciocchi – è andar lì a fare la guerra e vessare le forze dell’ordine, che per legge non possono picchiarli, gli sciocchi. Ed anche gli sciocchi, per legge, non potrebbero picchiare le forze dell’ordine.. e invece lo fanno lo stesso, perché? Sempre perché sono stupidi, gli sciocchi.
E allora via a rovinare macchine di cittadini pacifici, vetrine di negozi e banche, al grido di No Expo.

Che peraltro, a me, l’Expo, di per sé, pare anche una cosa positiva.


Flusso #19 – Colloquio –

(Tratto da http://pensofluidissimo.com un altro blog in cui scrivo; un progetto composto da tre autori, in cui alimentiamo a turno i pensieri del precedente)

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Mi risveglio al mattino, ancora con lei, la sveglia delle 8.42 da mesi fissata in modalità ripeti ogni giorno e che solo adesso – come una rivelazione – scopro essere un due alla terza a scalare, radice cubica si dice? Mi sembra di si.
Otto fratto due uguale quattro, fratto due uguale due.
La scoperta per qualche motivo tutto da chiarire, mi rallegra. Mi do un cinque virtuale alla Barney Stinson e mi sento fico. La trovo un’intuizione quasi geniale, perlomeno non da tutti, per quanto sia di una irrilevanza rara.
Prima di alzarmi mi concedo qualche minuto per riordinare i pensieri, ancora mescolati alle realtà parallele create dai sogni che per fugaci istanti offuscano e confondono reale e fittizio.
Incrocio le braccia sotto il cuscino e do sfogo allo sbadiglio del buongiorno, lo forzo anche, sgranchendo la schiena e trasformando la desinenza finale dell’espirazione in un crescente “Orcaputtanaaaaaa” che non so ben dire perché ma mi fa stare bene. Lo faccio spesso e mi trovo bene a farlo. È un dato di fatto.

Le nuvole che annebbiano il risveglio si diradano, e i pensieri si fanno più limpidi. Ripercorro i propositi per la giornata. Prendere pane fresco, trovare una donna che diventi mia moglie, passare in posta a spedire la raccomandata, inventare una nuova App che mi faccia diventare milionario, telefonare a mia nonna che sento troppo di rado, e salvare il pianeta dall’effetto serra. La sensazione è che ora di sera, l’effetto serra sarà aumentato, la nonna non risponderà al telefono, di App me ne verra in mente una che già esiste, in posta c’è troppa coda per i miei gusti, incontro una potenziale ragazza ideale già fidanzata (“Felicemente” come amano sempre aggiungere le femmine.. ) e dal panettiere avrei dovuto prendere due francesini in più che per la sera non ce n’è. Va beh, ci sono i grissini – mi dirò, fingendo sia la stessa cosa.

Vaneggio, mi rendo conto di essere anche un filo troppo pessimista, che forse non aiuta a fare quel salto di qualità che vado rincorrendo da dozzine di mesi. Gia.. passano, i mesi passano. Ho bisogno della svolta.
“Chissà forse il colloquio di ieri è il primo passo verso la direzione che vado cercando. Chissà se mi richiameranno.. Pensi sia andato bene? Si dai bene, cioè per me bene, poi dipende sempre da cosa cercano loro, però io sono abbastanza contento, sono stato anche simpatico. Sei sicuro di essere passato per simpatico e non magari per sciocco? Si dai ho fatto il gran gioco di parole in inglese, quello Layer, Lawyer, che son due vocaboli diversi ma in un certo senso ci sono motivi per accomunarli. No dai secondo me bene, ha apprezzato.. Ma poi scusa, chi è che sei tu che mi parli in testa e mi fai ste domande mentali qui? Lasciami in pace, mi sono appena svegliato. Si vero, ci sta.. però sai è per capire. Si si, questo l’ho capito. Ci siamo capiti. Bene.”

Discuto spesso con me stesso, sono un avversario ostico da affrontare, un tizio che conosce tutti i miei punti deboli e va a colpirli. Ma ora basta vaneggiare.
Qui c’è solo una cosa da fare, alzarsi e cominciare una nuova giornata. Perché come diceva sempre mio nonno, La vita è fatta di periodi brutti, seguiti da periodi bruttissimi. E quando torneranno quelli brutti, noi cominceremo a chiamarli periodi buoni. Gran nonno, il nonno Italo.

Squilla il telefono, numero sconosciuto.
Schiarisco la voce per non sembrare addormentato, e lo faccio urlando nel cuscino parole di vario genere, tra cui non “Ezechiele”, per dire..

“Salve, Siamo della Stockton lei è il ragazzo del colloquio di ieri vero?”
“Ah buongiorno, certo. Sono io”
“Ci interesserebbe risentirla, se può già in tarda mattinata”
“Certo, non c’è alcun problema, sono già in città per commissioni, vi raggiungo alle 11”
“Avrei scommesso si fosse appena svegliato”
“Avrebbe perso molti soldi allora, ah ah ah”

Layer.


Flusso #14 – La Sveglia delle 8e42 –

(Tratto da http://pensofluidissimo.com un altro blog in cui scrivo, un nuovo progetto composto da tre autori, in cui alimentiamo a turno i pensieri del precedente)

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Apro gli occhi e realizzo che era solo un sogno.

Avevo bisogno di un sogno.
Che poi erano due sogni mischiati.
Avevo bisogno di un bi-sogno.

Per realizzare un sogno, occorrono spesso anni.
Per realizzare che era solo un sogno, pochi attimi.

Ed è così che mi sono svegliato stamane, che erano le 8e36 e la sveglia era puntata alle 8e42. Non mi piace puntare la sveglia in orari divisibili per cinque, non so ben dire il perché.
Il mio psicologo la definisce una sorta di ribellione all’ordinario, ma diffido di lui per due motivi. Primo perchè uno psicologo ha sempre pronta una risposta credibile anche quando non esiste; e secondo perché io, uno psicologo, non ce l’ho.

Se aveste studiato, sapreste che esistono tre entità distinte al timone del cervello umano, una delle quali – evidentemente – deve avere considerevoli problemi espositivi, altrimenti non si spiegherebbero certe cazzate che si fanno.
Soprattutto in amore. Ecco, in amore quella terza entità lí detiene il pacchetto azionario di maggioranza e combina dei gran casotti, che poi la gente intorno si perplime, rimane asseverata da tanta mancanza di logicità.
Perché è questo che viene a mancare in fatto d’amore; la logica.
{Se ve lo state chiedendo, [asseverata è una parola che non esiste. (Probabilmente neanche perplime)]}. È da un po’ che avevo voglia di usare tutte le parentesi.

L’entità neuro-governativa delle questioni amorose, ha peculiarità ben precise. Si serve di comunicazioni interne del tutto distorte, che ci inducono a convincerci che non si possa fare a meno di una Lei, o di un Lui. Mette da parte logica e razionalità, dando spazio a proiezioni ottimistiche, la risoluzione definitiva di tutti i problemi e le angosce, immagini di mondi fiabeschi, in cui c’è sempre il sole a fare da sfondo a cieli blu e prati verdi, un mondo bello come in un cartoon Disney, che esclude possibili scenari imperfetti perché prevede il lieto fine. Ma come diceva qualcuno, o forse lo sto dicendo io adesso per primo, il lieto fine non è la fine, bensì è dove la storia cessa di essere raccontata.

Il pianeta ne è pieno di esempi di coppie che scoppiano, matrimoni in cui si promette amore eterno che puntualmente divengono farraginosi divorzi.. Segnali chiari e forti che nulla è bello come lo si immagina, che ci si stanca, che il dolore che si prova nell’ostinarsi a credere a un Amore che non si può avere è sensibilmente più forte rispetto all’effettiva gioia di possederlo per tutta la vita. Parole forti? Si.

Segnali, questi, che evidentemente non scoraggiano quella terza entità lí, che è la stessa che ancora neonata rende l’infante capriccioso predatore di nuovi giochi, a discapito del vecchio camion dei pompieri, che se però glielo togli, lui lo rivuole a tutti i costi e si riempie gli occhi di lacrime, perché vivere una tale perdita comunica morte, quel senso di ‘mai più’ che non è umanamente tollerabile..

Un’entità che ama l’astratto, l’idea di qualcosa che vorremmo che fosse, di qualcosa che mai sarà ma a cui è giusto mirare. Che è giusto continuare a sognare.. in attesa che squilli la sveglia delle 8e42.


SCEGLIERE, ISTRUZIONI PER L’USO

dubbio-scimmia

Ci sono accadimenti in questo periodo qui che vanno a interferire col mio quieto vivere, che forse molti di voi non lo sanno, ma io possiedo un quieto vivere.

E non mi riferisco al mio improvviso passaggio a Vodafone, che ha stupito anche me, azione che si è guardacaso rivelata ricca di contrattempi – che vi risparmierò – e che si è conclusa bene ma solo dopo 48 estenuanti ore di improperi..
Un passaggio che con un decino di euri mi assicura una migliaiata di minuti e sms e qualche gigabyte per le mie navigazioni nelle acque del web.
Minchia bene.
Per sempre dicono.
Minchia molto bene.
E al mio amico Simon poi invece hanno detto solo per un anno.
Toh, c’è della confusione.
Guardacaso.
Va beh, chissenefotte. Facciano quel che devono. Non a questo mi riferisco, dicevo. Ciò a cui mi rivolgo riguarda considerazioni che hanno a che fare con le scelte.

Parlando in generale, ci sono persone che occupano posti di rilievo che devono prendere decisioni, fare delle scelte.

Ci sono scelte non facili: cinque secondi all’esplosione della bomba, tagliare il filo rosso o quello blu? Boh tagliane uno a caso e in bocca al lupo amico. Fai te.

Ed altre (e qui entro nel campo che ha turbato il quieto vivere) in cui puoi decidere le sorti di una azienda, in cui è bene valutare i dati che hai in mano prima di scegliere. Quello che non devi assolutamente fare, secondo me – diavolo cane – è agire da solo come hai fatto, e al cospetto del tuo intero team in disaccordo, intestardirti e poi dire frasi fataliste tipo “il tempo ci dirà se abbiamo fatto bene”. No dannazione e ora intendo spiegare il perché.

Quello che vado sostenendo è che una scelta sia da valutare nell’istante in cui la si prende. I risultati una volta accaduti son buoni tutti di vederli e mettersi a discutere su cosa c’era da cambiare. Discorsi di cui i bar sono pieni.

Ora la scelta che hai fatto è oggettivamente la più sbagliata. La bilancia pendeva da una parte e tu hai ignorato l’evidenza facendo di testa tua. Puoi, sei il capo. E infatti lo hai fatto.

Poi ci sono casi particolari, ma appunto sono casi eccezionali.
Può cioè accadere che ci siano scelte giuste che non portano buoni risultati perché nel frattempo cambiano parametri (la borsa crolla, il terremoto, alluvioni..) ma la scelta deve rimanere considerata giusta. Perché aveva una sua logica che agenti esterni e imprevedibili hanno rovinato.
O ancora, ci sono scelte sbagliate che ottengono buoni risultati, ma solo per colpi di fortuna.. e per questo devono rimanere considerate scelte sbagliate. Finite bene. Ma sbagliate.

Estremizzando. Se io vado al casinò e alla roulette metto tutti i miei averi su un numero X, sto facendo una scelta sbagliata, perché ho una possibilità su trentasette di vincere, un azzardo che mi vede partire totalmente svantaggiato. Liberissimo di farlo, ma è la peggior strategia possibile. E se per caso dovesse uscire il numero X, sarà solo stato un enorme colpo di culo, una scelta sbagliata andata bene, per grazia di Dio. Da non replicare. Da non prendere come esempio. E non “una scelta giusta, in quanto ho vinto“.

Ed è per questo che io parlo adesso e non dopo. Al di là di come andrà, questa è stata una scelta sbagliata. E la lettera del tuo legale in viaggio verso la mia cassetta delle lettere, è solo una conferma di quanto tu non l’abbia ancora capito.

E poi sono passato a Vodafone. L’ho già detto.

 


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