.. E SEI UN PO’ NELLA MERDA

Gente che incontri occasionalmente, che conosci, che sai chi è..
ma ben lontana dall’essere Amici con la A maiuscola.

CAPITOLO PRIMO. Ruolo Passivo

Come van le cose mi chiedono, van bene gli dico, anche se magari è una mezza fandonia, che son quelle domande aperte* che uno conviene che risponda tutto bene, che già una piccola esitazione tipo un abbastanza, uno sguardo basso, una smorfia, una mano che gratta una parte posteriore a caso della testa, son sufficienti a metterti un po’ nella merda, e se becchi quello sbagliato ti tira un pippone esagerato, il pettegolo gossipparo, sente di avere consigli da dispensare lui, e ti torchia di domande, vuol sapere, che lui ha capito che qualcosa scricchiola, e a lui non lo freghi perchè è un appassionato di “Lie to me” e sa leggere il linguaggio del corpo, e avrebbe dovuto fare scuola di psicologia ti confida, perché sente di avere un talento innato per queste cose, e ognuno ha un talento poi ti dice, basta solo scoprire quale aggiunge, che l’hai sentita dire a Fabio Volo anche tu sta cosa e ti era piaciuta, ma non glielo dici per non sminuirlo, ma la verità è che tu a lui non vorresti dire un beato nient’altro dei tuoi problemi, e vorresti chiudere lì una conversazione mai voluta, mai cercata, con quella dannata esitazione che ha donato legna da ardere a quel piromane. Ma sei educato, e piuttosto che mancare di rispetto, rimani ancora un po’ lì, nella merda, restando vaghissimo e sviando ogni vera questione che ti turba, ponendo accenti su cose secondarie e futili, con l’intento di smontare quel suo improvviso e neonato interesse nei tuoi confronti, con l’unico effetto collaterale (ma calcolato) di essere giudicato come una mezza calzetta, un tizio assai fragile che con tutti i problemi che ci sono in questo mondo, riesce a farsi abbattere perché gli è scaduto lo yogurt, ad esempio.

*troppo aperte

 

CAPITOLO SECONDO. Ruolo Attivo

Come van le cose, gli chiedo, abbastanza bene mi dice, esitando, con smorfia, mentre con una mano si gratta una parte posteriore a caso della testa, con sguardo basso, e io so che è una mezza fandonia anche se non ho mai visto “Lie to me” perchè mica serve vedere “Lie to me” per capire che è una falsa asserzione di un essere umano che ha voglia di raccontare cose, ed è sufficiente una soffice** domanda di troppo per auto-immerdarti nel ginepraio di una persona che aveva tanta voglia di parlarne con qualcuno, e quel qualcuno sei tu. E quel tu sono io. Ed io mi domando mentre ti presto orecchio il motivo, la ragione, il senso di dovermi attaccare il tuo pippone a me, che ci conosciamo sommariamente, non siamo mai andati oltre a un saluto e due frasi di circostanza prima di oggi, giorno in cui tu hai visto in me un fidato consigliere a cui starnutire addosso questioni personali gravose di cui mi spiaccio credimi, ma che non avrei avuto voglia e motivo e pazienza di sapere. Eppure lì resto, ed educato ti assecondo sperando di portare a termine in maniera il meno traumatica possibile lo strazio, per non ferirti. E una volta lontano, mi domando se questi pensieri non faccian di me, in fondo, ugualmente, una brutta persona. E non so rispondermi.

**termine usato impropriamente, ne convengo.

 

 

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