CAMBIANO, LE COSE CAMBIANO

E niente, riprendo, ero tipo in ferie ma non cose di ferie via di casa tutto il tempo, ferie mentale dico, che poi son stato via due settimane ma ormai sono 26 giorni che son tornato da lì, da quei luoghi mmmeravigliosi, in compagnia di due amici con la “ami” maiuscola, AMIci. Quei luoghi lì sono Usa/Canada, belli, stranieri, nuovi e vecchi insieme, pieni di cose da vedere, che poi ancora non ho visto il lago d’Iseo ma il Lake Superior si, che tante volte vai lontano a vedere cose lontane e poi le tue parti sono belle uguali e sono più vicine, okay, si, va bene, ma non esageriamo con sti discorsi, andare al Lake Superior è un’esperienza di vita, ci sono Orsi e Alci lì, c’è il fattore paese straniero, guidare Suv noleggiati in giro per strade straniere, cartelli in lingua straniera, gente straniera che ti può sorpassare a destra e mostrarti un gran dito medio urlandoti qualcosa in straniero, straniero stretto, che io un po’ di straniero lo so, ma lo straniero stretto non lo capisco, non ancora.

È successo davvero, il dito.

Così trascorrono giorni, torni, sconfiggi il fuso stavolta in soli due giorni, ti reinserisci nel tuo spazio, il tuo angolo di mondo e lo riscopri bello, che tante volte vai lontano in cerca di cose e poi le ritrovi a casa e sono belle uguali. Si si, okay, va bene, già detto.

Ma vuoi mettere dare da mangiare a uno scoiattolo a Central Park direttamente dalla mano, con lui, lo squirrel che se non sbaglio significa scoiattolo, che viene a prendersi l’arachide che un tizio grassoccio comodamente adagiato su una panchina ti ha amabilmente donato..?! E conoscerlo questo tizio, ergerlo a Dio degli Scoiattoli mentre ci mostra un video in cui nutre l’animaletto facendolo passeggiare sul proprio corpo e concedendogli di servirsi self service dal suo cestello di noccioline?! Abbiamo voluto bene a quell’uomo, gliene vogliamo, gliene vorremo sempre.

E non lo rivedremo mai.

O ritrovarti in una festa a Green Bay, imbatterti in uno sconosciuto che ti viene incontro blaterando cose che tu all’inizio non capisci, un po’ ti spaventi anche, prima di ritrovarti abbracciato come un fratello soltanto per il merito di indossare la t-shirt numero nove degli Spurs, e sentirti come non mai parte di un popolo, di un team, di un cazzo di qualcosa che assomiglia tanto alla felicità. Ero felice, io. Avrei abbracciato tutti quella sera, io.

La mente è distratta al ritorno da quei luoghi lì, mente distratta da cose di lavoro, cose di calcio che sembravano non sbloccarsi, poi invece era fatta, poi è saltato tutto, e c’è da aspettare, poi c’è da prendere quello che viene mi dicono, perdere la categoria guadagnata dopo anni di sudore, convincersi di fare un balzo in giù, dopo anni di sù, dimenticarsi i guadagni sù, mentalizzarsi su guadagni giù, la mente che elabora, un po’ soffre e non riposa bene la notte, fino alla decisione di non aspettare più. Fare, non più aspettare. Balzo in giù, ora convinto, dispiaciuto ma convinto, e via che si inizia, si lavora, si corre, si fatica.. E quel balzo in giù capisci che ha avuto senso, si, già ora l’hai capito Topper, ora che tutto deve ancora iniziare sul serio ma già sei tornato ad essere vivo, cosa che non eri più dall’altra parte, prosciugato da uomini piccoli come quello là, che dalla panchina riceve gli applausi per i risultati ottenuti, che da me gli applausi li riceverà soltanto se tra una mano e l’altra ci sarà in mezzo la sua bella faccia di cazzo. Frasi un po’ volgari, esatto, proprio così, io stesso ne convengo, ma lasciatemi dire, dire cose che penso, il blog è mio, lasciatemi fare, è da un po’ che non scrivo ho smania di scrivere, mi piace scrivere cose, come un flusso, lascio andare, in discesa, mollo il freno, metto in folle. E niente, riprendo.

 

JUMP

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