CANI DA ASFALTO

Apnea. Suoni ovattati, visibilità scarsa, gravità modificata, fluttuazione, precarietà, bolle d’aria, nessuna parola, pensieri a breve termine, spirito di sopravvivenza che quando l’ossigeno manca spinge, agita. Emergere o affogare, vivere o morire, bianco o nero. Non c’è più tempo per rimandare. Agire, bisogna agire, piuttosto sbagliare, ma agire perchè restare fermi significa arrendersi e morire da idioti, senza combattere, senza dignità.
E cosi agisco, reagisco, riemergo, rimasto in apnea in quel fluido gelatinoso per troppo tempo e troppo silenzio, ora ho voglia di parlare, di cantare, persino di gridare, per smuovere quel qualcosa di me che si è ghiacciato o forse cementato o perché no, gratinato. Dire cose senza senso, come il titolo di questo pezzo; per sentirmi vivo, per uscire dal sensato, per sfuggire a tutta quella logica che delimita la mia magnifica e insulsa vita, sterzare tirando il freno a mano, rischiare qualcosa, a costo di fallire, voglioso di fallire e risollevarmi, ancora e ancora, a braccia larghe con lo sguardo rivolto al cielo sentire la pioggia sul mio viso, ascoltarla, sentirmi vivo con la semplice e immensa essenza della vita, sfuggendo a tutto quel superfluo che distrae, inganna, imprigiona, gelatina. Apnea.

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TRUMP ALL-IN DI LANCIO

E niente, mi è venuto in mente sto titolo, mi faceva un po’ ridere, e tutto sommato ha pure senso vista la partenza di Mister President, che è stata subito come dire.. bella lanciata e nella quale in pochi giorni ha già messo tutto sul piatto, all-in.
Ho un’opinione altalenante sul biondo, trovo ottime le politiche di riportare le aziende all’ovile, pessime quelle ambientali, sciocche quelle sull’immigrazione, ma ho sempre il sospetto che la stampa tenda a massacrarlo oltre ogni demerito, quindi mi informerò meglio prima di sparare sentenze come tende a fare l’essere umano social-bar.
Ad ora mi affascina e mi terrorizza al contempo.
La sensazione è che potrebbe rivelarsi l’uomo di cui il mondo aveva bisogno, oppure l’uomo a causa del quale esploderà il definitivo gran merdone.

Quel che è certo, è che non sarà una presidenza che passerà cazzo-inosservata (cit.)


SOVRAPPENSIERI

Una gran capigliatura lunga e randagia, una barba abbastanza folta, jeans strappato stile punk/grunge, anarchico il giusto, diverso dalla massa, non influenzabile, coerente, solido… e libero: cosi mi sento. Astrattamente.

E invece sono pelato, la barba mi cresce poco e male, mai avuto un jeans strappato punk/grunge, indosso quasi esclusivamente tute, adoro le tute, perché bado alla comodità, e perché sono pigro, non mi trovo a mio agio con le camicie, non a mio agio in contesti anche solo leggermente eleganti, perché dovrei vestirmi bene e non sono capace e non ne ho voglia, ma in verità un po mi piacerebbe, attratto da un mondo che in fondo detesto, quello “bellavita”, omologazione, ostentazione della ricchezza, esaltazione del futile, e vorrei presentarmi ovunque in tuta ed essere fantasticamente a mio agio, impermeabile al frivolo giudizio altrui. Ma non ci riesco. Ogni tanto si. Spesso no. E mi detesto per questo, influenzato dalle mode che cambiano – anche se tendo a negarlo.
Non so suonare la chitarra, il che lo trovo sciocco, che basterebbe applicarsi, però so un po’ suonare la batteria, ma non bene, ho smesso coi corsi, il che lo trovo sciocco, che basterebbe applicarsi, e ogni anno millanto di volermi iscrivere all’università, pervaso da motivazioni impressionanti che poi si vaporizzano non so bene comedoveeperchè.
Niente tatuaggi, mi piacciono ma sugli altri, non fumo, non esagero col bere, faccio la differenziata, in autostrada occupo sempre la corsia più libera a destra, a differenza di tantissimi guidatori tonti e scarsi, e vorrei avere una macchina elettrica, ma per ora mi godo una Golf diesel che inquina come un trattore, contraddizioni.
E poi sono pelato – già detto, e ho il naso gigante e storto, in generale bruttino diciamocelo, ma simpatico ai più, forse non a tutti, ma a me stesso si ad esempio, che non è poco, felice di essermi conosciuto, poteva andarmi peggio, so stare in mezzo alla gente, noto di risultare intelligente, più di quanto sia reale forse, perché sono acuto forse, un tipo logico, senza forse, e la logica è scienza, e la scienza è dimostrabile, e ciò che è dimostrabile diventa credibile, e sono presuntuoso anche, e mi sono sempre reputato intelligente sopra la media, fino a che ho notato che anche un sacco di idioti si reputano tali, il che mi fa essere assassinato da dubbi, e mi piace usare assassinato in maniera impropria.
E poi provo soddisfazione a passare col semaforo arancione, senso di avercela fatta, qualificazione alla fase successiva sofferta, e le cose sofferte sono sempre le più belle. Adoro cani e gatti, per i cani non ho spazi per i gatti si, e allora cosa aspetto, boh mi arrendo a chi mi dice che è un impegno, che poi mi andrebbe di impegnarmi, ma non agisco mai, lento, ecco sono lento, ci arrivo sulle cose, ma lento. Amo il pallone, ci gioco, ci lavoro io col pallone, era il mio sogno, da grande volevo fare il calciatore, ma quando sei piccolo il “da grande” è relativo, ed ora che è quasi tempo di smettere non sono ancora grande davvero, qua tocca rifarsi domande da scuola elementare, cosa voglio fare io da grande? L’astronauta? No, mai sognato di fare l’astronauta, mi basta il mondo che ho e poi vado in affanno respiratorio al solo pensiero.
Sono ambizioso ma cultore dell’accontentarsi, che essere ambiziosi e volere sempre di più senza rendersi conto e senza gioire dei traguardi raggiunti è un’idiozia, e ho dubbi sul mio futuro, pochi sul mio passato, ho un nome che non mi fa impazzire, ma non ho amici che si chiamano come me, e ne sono contento, tendo a dimenticare in fretta, per difesa a volte, per offesa altre, sono sostanzialmente sereno, felice direi, nonostante reputi l’esistenza un gioco drammatico sbilanciato verso il brutto, ma lo difendo il gioco, per i momenti belli che contiene, che sono tanti e forti e intensi e insomma ne val la pena vivere, che c’è tutto il tempo di restare morti dopo la vita, che secondo me non c’è nessuna vita eterna, nessun Dio che ci conosce per nome e quando andiam di là ci chiama alla cattedra col nostro compito in classe corretto con la penna rossa e il voto finale, e lo spero che ci sia badate bene, io spero ci sia, ripeto, lo spero, davvero, ma scusate se non credo alle storielle incerottate che ci raccontano le religioni, e trovo sciocco chi ci crede come assioma rifiutando di porsi domande, che Dio per quanto mi riguarda è il pianeta terra, madre natura, un dio buono e cattivo, con le sue regole, la sua chimica e la sua fisica, le sue ingiustizie, le sue prede e i suoi predatori. Innocenti. Colpevoli. Tutto insieme.

Vivo tra costanti contraddizioni; amore per il bianco ma affascinato dal nero, come molti di voi suppongo, e allora mi domando se non sia forse questo il vero tormento dell’essere umano; la mancanza di una vera identità.
Chiarezza in fatto di valori, ecco cosa.


GRIGIE PERPLESSITÀ

Stamattina mi sono svegliato ed ero perplesso. Ed è inevitabile quando la sera vai a letto perplesso. Inoltre l’apprezzatissimo orologio SparaOrarioSulSoffitto per qualche ragione non sparava orario sul soffitto, la qual cosa ha aggiunto dell’altra perplessità, rendendomi così perplessissimo.
Pochi istanti di rimessa a fuoco dei pensieri ed eccomi di nuovo in verticale: pipì denti faccia vestirsi e al bar. Avere il giorno completamente libero è una bella sensazione se sei sereno. Ma stamane non ero sereno, ero perplesso appunto.
Provo a spiegare meglio lo stato d’animo. Tipo un frullato di delusione-stupore-incazzatura. Alcuni esempi:
– Schiaffo inaspettato preso da un genitore 
– Nota sul registro per futili motivi
– Cacciato a far la doccia senza spiegazioni
– Multa salatissima per piccola infrazione
– Finire in nomination per mano di un tuo amico
Questioni per cui scatta l’esame di coscienza, che nel mio caso prevede iniziale Vaffanculo di massima verso l’istituzione, per poi convergere in valutazione il più imparziale possibile delle mie effettive responsabilità per l’accaduto, per poi sfociare in infinite rimuginazioni che tendono a creare una posizione finale ufficiale riguardo all’accaduto.
Ecco, questa fase finale è ancora piuttosto lontana, i lavori si stanno protraendo nel mio cranio dall’intera giornata.
E nel tornare a casa, avvolto in questi grigi pensieri, in un grigio e freddo giorno di gennaio, un signore dai grigi capelli è uscito spedito da una oscura sala slot spalancando la porta che dava sul grigio marciapiede in cui io grigiamente passeggiavo, tagliandomi di netto la strada e non urtandomi per pochi centimetri grazie soltanto alla mia rinomata abilità di frenatore. Fosse stato per lui ci saremmo grigiamente scontrati. L’ho guardato allontanarsi verso la sua grigia vettura parcheggiata in sosta vietata.
Nervoso. Alle 11. Lunedì. Appena uscito da una sala slot. Quello si che è un ebete – ho pensato, perplessissimo. E immotivatamente ho sorriso.


.. E SEI UN PO’ NELLA MERDA

Gente che incontri occasionalmente, che conosci, che sai chi è..
ma ben lontana dall’essere Amici con la A maiuscola.

CAPITOLO PRIMO. Ruolo Passivo

Come van le cose mi chiedono, van bene gli dico, anche se magari è una mezza fandonia, che son quelle domande aperte* che uno conviene che risponda tutto bene, che già una piccola esitazione tipo un abbastanza, uno sguardo basso, una smorfia, una mano che gratta una parte posteriore a caso della testa, son sufficienti a metterti un po’ nella merda, e se becchi quello sbagliato ti tira un pippone esagerato, il pettegolo gossipparo, sente di avere consigli da dispensare lui, e ti torchia di domande, vuol sapere, che lui ha capito che qualcosa scricchiola, e a lui non lo freghi perchè è un appassionato di “Lie to me” e sa leggere il linguaggio del corpo, e avrebbe dovuto fare scuola di psicologia ti confida, perché sente di avere un talento innato per queste cose, e ognuno ha un talento poi ti dice, basta solo scoprire quale aggiunge, che l’hai sentita dire a Fabio Volo anche tu sta cosa e ti era piaciuta, ma non glielo dici per non sminuirlo, ma la verità è che tu a lui non vorresti dire un beato nient’altro dei tuoi problemi, e vorresti chiudere lì una conversazione mai voluta, mai cercata, con quella dannata esitazione che ha donato legna da ardere a quel piromane. Ma sei educato, e piuttosto che mancare di rispetto, rimani ancora un po’ lì, nella merda, restando vaghissimo e sviando ogni vera questione che ti turba, ponendo accenti su cose secondarie e futili, con l’intento di smontare quel suo improvviso e neonato interesse nei tuoi confronti, con l’unico effetto collaterale (ma calcolato) di essere giudicato come una mezza calzetta, un tizio assai fragile che con tutti i problemi che ci sono in questo mondo, riesce a farsi abbattere perché gli è scaduto lo yogurt, ad esempio.

*troppo aperte

 

CAPITOLO SECONDO. Ruolo Attivo

Come van le cose, gli chiedo, abbastanza bene mi dice, esitando, con smorfia, mentre con una mano si gratta una parte posteriore a caso della testa, con sguardo basso, e io so che è una mezza fandonia anche se non ho mai visto “Lie to me” perchè mica serve vedere “Lie to me” per capire che è una falsa asserzione di un essere umano che ha voglia di raccontare cose, ed è sufficiente una soffice** domanda di troppo per auto-immerdarti nel ginepraio di una persona che aveva tanta voglia di parlarne con qualcuno, e quel qualcuno sei tu. E quel tu sono io. Ed io mi domando mentre ti presto orecchio il motivo, la ragione, il senso di dovermi attaccare il tuo pippone a me, che ci conosciamo sommariamente, non siamo mai andati oltre a un saluto e due frasi di circostanza prima di oggi, giorno in cui tu hai visto in me un fidato consigliere a cui starnutire addosso questioni personali gravose di cui mi spiaccio credimi, ma che non avrei avuto voglia e motivo e pazienza di sapere. Eppure lì resto, ed educato ti assecondo sperando di portare a termine in maniera il meno traumatica possibile lo strazio, per non ferirti. E una volta lontano, mi domando se questi pensieri non faccian di me, in fondo, ugualmente, una brutta persona. E non so rispondermi.

**termine usato impropriamente, ne convengo.

 

 


FINI PENSIERI DI FINE ANNO

All’improvviso, durante un poker online (che per la cronaca è tuttora in corso) e senza ragione alcuna, mi è balzato alla mente questo termine; imperituro. Aggettivo? .. direi di si.

Scusate ho un intrigante JK a quadri…
… Perso.

Va beh. Imperituro.
Non lo sento nominare da anni, è più desueto del termine “desueto”. A dire tutta la verità non so neanche cosa significhi, sempre che esista. Già perchè per un attimo ho anche avuto il dubbio che esistesse realmente. Tra poco vado a cercarlo.
Contestualizzato in una frase sono piuttosto confidente di riuscire a carpirne le significanze, anche perché non ci vuole un genio onestamente.
Dovessi avventurarmi direi che è sicuramente un termine cazzuto, che indica uno che si impone in modo, come dire .. imperituro! Senza esitazioni, pronto a calpestare tutti e tutto per perseguire un proprio fine.

Vado a consultare la Treccani..

Imperituro. Destinato a non perire, che non avrà mai fine. Eterno. Immortale.

Avevo ragione a dire che era un termine cazzuto, potevo fermarmi lì. Invece no, la mia ignoranza si è rivelata ancora una volta, come dire.. imperitura.

 


UN ABBRACCIO AI SONDAGGISTI

Non capisco un sacco di cose io, ma evidentemente neanche chi ne dovrebbe sapere, e allora succede che passa a sorpresa la Brexit, che se passa l’Europa affonda, dicevano, e poi invece no.
E a seguire vince Trump (un abbraccio ai sondaggisti) che se vince il mondo crollerà, dicevano, wall street impazzirà, aggiungevano, e poi invece no, ed ora in tanti si domandano perchè abbia vinto un pupazzo, anzi un tizio presentato dai media come tale, e invece la Clinton no, portata in palmo di mano lei, senza olio di palma lei, in nome di un establishment che tranquillizza tutti, perché i mercati amano l’establishment, altrimenti si spaventano – i mercati – che il sistema ha bisogno di certezze e non importa se sia un sistema del cazzo, meglio un sistema del cazzo ma che si conosce, piuttosto che un salto nell’ignoto. Chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa cosa lascia ma non sa cosa trova, che l’America non si sarebbe mai scoperta dando troppo retta a sto detto bello ma non bellissimo.
Cosi ora i grandi investitori, hanno paura – dicono – e comprano oro, bene rifugio, ne accrescono il valore; accrescono il valore della mia catenina della comunione, e io li ringrazio per questo, una catenina più preziosa è sempre meglio che una pallonata nelle balle.
Con il referendum italiano solita politica del terrore, se vince il no i mercati impazziranno, gli speculatori speculeranno fortissimo, andiamo incontro a instabilità, recessione, inflazione, spread, caccapupù, torna il nazismo selettivo, immigrazione incontrollata, tolgono il Natale, tornano i terremoti, WhatsApp diventerà a pagamento..
The day after: una tendenza al ribasso poi rialzo, tutti tranquilli, tutti minimizzano, no no scherzavamo – dicono alcuni dalle retrovie..
E poi la schiera dei vincenti..
Salvini che pare abbia vinto lui da solo, finge con se stesso di avere la maggioranza degli italiani dalla sua parte, vuole le elezioni subito. Salvini.
Brunetta che fa il bullo, spara a zero su quel ‘povero’ Renzi che con tutti i suoi difetti, non pochissimi, ha passato più di due anni ad essere insultato per ogni singola questione, come se le colpe fossero tutte sue.
I 5stelle (che io supporto) anch’essi fini massacratori del fiorentino (spesso gratuitamente) che paiono pronti a voler governare pur con tutte le problematiche di una macchina ancora da oliare ma che a parer mio nasce sotto presupposti insindacabili.
Berlusconi che è sceso in campo a cinque minuti dalla fine della partita in vantaggio tre a zero che millanta di aver avuto un ruolo decisivo nella vittoria. Il filo tra genio e imbecillità è sempre sottile.
D’Alema e Bersani vecchi strateghi avversi a Matteuccio per ragioni opportunistiche.
La Meloni  odiosa – che senza ragione ho sognato recentemente rivolgersi a me con tono accusatorio, ma zittita da una mia risposta talmente pertinente da farle fare un passo indietro e complimentarsi col sottoscritto rimanendo di diversa opinione ma rispettosa della mia (che sogno è?).

Ed infine lui, M.R. che dopo la sciocchezza dettata dal proprio IO spocchioso di personalizzare il referendum, convinto di essere amatissimo e forse anche di aver proposto una riforma spettacolare, ha dovuto fare una campagna tutta in salita, ricca di mezze verità, (a volte anche quarti di verità), slogan (in cui è bravissimo, va detto), promesse a tutti (soldi a 18enni, mamme, pensionati..), finte prese di posizione forti con l’Europa, endorsement da Obama, tentativi di discostarsi dalla personalizzazione del referendum, ma che alla fine l’hanno visto presentare le proprie dimissioni con un discorso forzatamente snello e brillante per quanto coerente e tutto sommato onesto, prendendosi le colpe della sconfitta e lanciando simbolicamente le chiavi del governo, come fossero un bouquet lanciato da una sposa; di spalle, in mezzo alla più disparata folla festante che popola il carro dei vincitori del NO.
“E mò son cazzi vostri, coglioni” – non l’ha detto, ma tutti lo hanno sentito lo stesso.


UN PEDONE AL QUINTO PIANO

Domenica mattina ore 7.40. Trema tutto. Terrore.
Che faccio? Mi alzo dal letto, il palazzo si muove, oscilla, sembra una nave in un mare non esattamente quieto. Il problema è che è un palazzo, e non una cazzo di nave. Ed io sono al quinto piano.
Raggiungo il salotto e lì mi fermo; penso disordinatamente a cosa sia meglio fare in casi come questi, mentre il cuore martella un ritmo hardcore, e se c’è una musica che disprezzo è proprio l’hardcore. Il mio cervello mi riporta alla mente un imprecisato Qualcuno che disse qualcosa di buono a proposito di rifugiarsi sotto il tavolo, ma l’immagine di me intento a gettarmi sotto il quadrato tavolo del soggiorno mi pare un po’ troppo teatrale, così vi rinuncio rimanendo in piedi, fermo come un semaforo, in attesa che il peggio passi.

Seguendo il manuale del perfetto idiota. Un pedone sdraiato sulle strisce.

All’esterno gente in panico che si fionda giu per le scale, in strada.. allarmi che suonano nel quartiere. La mia reazione invece è stata quella. Un mix di impreparazione, disorganizzazione e pigrizia.
Scarso coi terremoti.

Anche perchè mica ero all’esordio coi nefasti eventi sismici. Anni fa a Modena è stato anche più violento, non per questioni di magnitudo bensì di vicinanza all’epicentro. Erano circa le 9.20 ero a letto, al primo piano e la casa ha cominciato a spostarsi brutalmente in contrastanti direzioni contemporaneamente, sembrava potersi spezzare da un momento all’altro.
Il cuore – allora come ora – produceva lo sgradito ritmo hardcore ed io cosa ho fatto per garantirmi la sopravvivenza in caso di dramma? Niente. Seduto sul letto, pietrificato come un fossile. Ricordo solo tanta paura e un poco epico ripetere “oooh, basta, oooh !!!”
Quante vite umane avrà salvato un “oooh basta oooh” a fronte di un terremoto? Secondo i miei calcoli una; la mia. Mi piace pensare che sia stato risolutivo. Sapendo di mentire.
Il mio istinto di sopravvivenza in pratica totalmente affidato al fato. Mmm, mi sembra un po’ poco.

Il problema è che sono scarso anche in altri campi di primaria importanza dell’esistenza quali primo soccorso, incendi, tsunami, sequestri di persona, febbre oltre i trentasetteedue e risiko. Per il resto vado abbastanza bene.

La prossima volta che accadrà, se mai più accadrà, dovrò mostrare miglioramenti. Più prontezza. Più tempestività. Scelte più rapide e decise. Devo fare il salto di qualità.
Un nipponico che ho sentito parlare nei giorni post sisma sostiene che sia prioritario aprire la porta di casa, perché in caso di storture della muratura potrebbe bloccarsi la porta e tu rimanere intrappolato in una casa pericolante.. It makes sense. Una volta aperta la porta dunque, mi catapulterò sotto il tavolo restandoci fino a ondulamenti in corso, procedura corretta confermata anch’essa dal suddetto giapponese.
E se c’è una cosa che ho imparato in anni di scuole, libri, calcio, religione, finanza e architettura è che i giapponesi vanno sempre ascoltati.


TUTTO MOLTO BULLO

“Una mela al giorno leva il medico di torno” – disse un giorno un imprecisato tizio. E mai avrebbe immaginato di riscuotere tanto successo da passare alla storia. Presumo.
Erano tempi in cui anche una banalissima rima era capace di elevare a poeta chiunque.. e in cui una barzelletta brutta – ma in rima – ti incoronava ‘simpatico guascone‘ del villaggio. Tempi immaturi, visti da angolazione odierna.
Perché ho detto questo? Boh ho iniziato a scrivere a caso ed eccomi qui.

L’approccio all’ironia comunque è un tema curioso. Da infante ad esempio – tipo all’asilo – ricordo che andavano per la maggiore un trittico di tranelli in rima che facevano tanto ridere. Senza la benchè minima ragione.

Hai sete? Vai dal prete. Hai fame? Vai dal cane. Hai sonno? Vai dal nonno.
E giù a ridere. Beata senilità infantile.

Se mi imbattessi oggi in un bimbo che mi invita ad andare dal cane se ho fame, cercherei di sensibilizzarlo razionalmente sul non-senso della cosa.
Anzitutto gli farei notare che non fa rima, in secondo luogo lo torchierei di domande sul senso di approssimarsi a un cane quando si è in cerca di cibo.

Che cani conosci tu, bimbo? Sentiamo, avanti.. cani-chef forse? Ora mi spieghi che senso ha quello che hai detto.
E non credere che nasconderti dietro alla gamba del papà dissipi il mio desiderio di risposte, vieni fuori da lì, codardo
!”

Facile nascondersi dietro alla gamba del papà. Pagliaccio.


IMAGINE (lost in New York)

14469597_10210967730330611_4724306106587021622_nE niente, ero lì allo Strawberry Fields, a Central Park, a pochi passi da dove l’esistenza di John Lennon cessò bruscamente la sua appartenenza a questo mondo per colpa di un disadattato che un bel giorno decise di omicidiarlo con qualche bossolo della sua calibro nove. Non so se fosse davvero una calibro nove, ma suonava bene.
Un luogo appartato, intimo, in cui ti viene proprio da tenere un tono di voce basso, come fosse un luogo di culto. E lo è. Ero lì, seduto su una panchina a riposare le mie stanche storte gambe. Intorno a me altra gente, più preoccupata a immortalare il momento che pensare a viverlo in diretta.

Date al popolo la libertà di filmare e fotografare
e la confonderà con la necessità di doverlo fare

Succede anche a me. Il momento più sciocco ove mi sono accorto e vergognato, è stato una volta durante i fuochi d’artificio. Intanto che lo facevo la mia parte intollerante, (che chiameremo per comodità Fabian Cassini) mi ha rivolto testuali parole: “Per chi diavolo filmi un evento del genere? No, ora dimmi: è bello poi rivederlo in tv, idiota? Come on dude (a Fabian Cassini piace inserire qualche termine inglese), non è mai piaciuto a nessuno vedere i fuochi d’artificio in differita in un cazzo di schermo. E lo sai benissimo anche tu. Ora spegni immediatamente sto device e vivi in diretta. Non c’è momento migliore dei fireworks. Sei scarso!”
Fabian Cassini raramente ha torto.

Tutti in silenziosa coda intenti a trovare la giusta angolazione, la giusta faccia, il giusto approccio per immortalare se stessi in quel luogo. Comprensibile.
Io.. beh io.. ero tallonato da Fabian Cassini e siccome soffro la sua pressione quando è arrivato il mio turno ho sbrigativamente scattato un’unica istantanea – quella che vedete sopra – e mi sono allontanato fischiettando immotivatamente ‘Jealous Guy’.
“Perché? Why non “Imagine” dude?”.
In effetti.. boh. Però è una bella canzone anche quella, no?

Non mi ha risposto.


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