… E ANCORA TU NON CREDI AL DESTINO?

Dopo un periodo recente in cui ero solito aggiungere 5 euro al prezzo del giornale o del caffè per tentare la fortuna con un gratta e vinci, senza esiti positivi, mi sono reso conto che continuando ad aggiungere cinque monete uniche europee – a lungo termine – la “fortuna” la perderò.
Che pensandoci bene è sciocco tentare la fortuna con continuità. La fortuna è per definizione un evento estemporaneo, un colpo casuale che premia il tizio di turno oltre ogni merito o capacità. Ed ha una probabilità di successo talmente bassa che giocare con costanza è statisticamente sconveniente. Lo dicono i freddi numeri: Hai la certezza di perdere (spendere) molti soldi, e l’alta improbabilità di vincere cifre in grado di svoltarti la vita. A qualcuno capita, certo. Ma è talmente raro da essere, ai fini statistici, irrilevante. Eclatante, questo si; ma irrilevante.
Da qui la mia conclusione; basta con le lotterie istantanee. Saltuariamente capiterà, ma per un po’ non pensiamoci più.

E arrivato alla cassa dell’edicola, con questa nuova convinzione in corpo, ho guardato la schiera di cartoline colorate di tutte le taglie alle spalle dell’edicolante, tutte ben disposte.. a parte una, messa in obliquo, pericolante a rischio caduta; “E aggiunga anche quel gratta e vinci da 10”. 

Stupito per la sordida sortita, non ho osato contraddir me stesso. Ho molto rispetto per la parte impulsiva che alloggia in me, e credo che a volte le vada lasciato spazio. È il lato istintivo che spariglia la condotta filo razionale che è solita governarmi e che infatti cercava di farsi largo per farmi presente la plateale interruzione di senso logico della mia azione, ma i buttafuori della parte impulsiva stavolta erano stati istruiti a sigillare tutto. Era una seduta a porte chiuse.

C’era qualcosa di magico in quella improvvisazione; sorprender me stesso non è all’ordine del giorno. 

Perchè mai avevo agito così di impulso? Intuizione o semplice idiozia? E se fosse un segno del destino? Ma quale destino, io non credo al destino, è noto. Però credo alle coincidenze. E se fosse una coincidenza fortunata? Le cose succedono, spesso senza un perchè.

Arrivato a casa non l’ho grattato subito. Ho aspettato, rimandato alla sera. Poi la sera non me la sentivo, non era il momento. E il giorno dopo neppure. Insomma, il gratta e vinci da euro dieci, è rimasto nel cassetto del comodino per giorni, settimane, mesi. Il momento giusto per grattarlo sarebbe arrivato naturalmente, lo avrei riconosciuto.
Senza alcuna ragione fondata, non lo avrei venduto neanche se mi avessero offerto 50€. Forse neanche 100€. E se lo avessi fatto, ero certo che avrei fatto uno stupido errore.
Il lume della ragione che è solito governare le mie azioni, per qualche (non) ragione stavolta non sapeva interferire. Mi lasciava fare. Atipico. Inconsueto. Forse la volta scorsa le aveva prese dai buttafuori della parte impulsiva. Tipi tosti quelli. 

Esso – anzi Egli – era lì. “Il sogno nel cassetto”

Vivere la solita vita ignorando di essere possessore di una fortuna già da giorni, settimane, mesi.. 

Finchè quel giorno arrivò.

Un amico venuto a trovarci, dopo un paio di giorni passati in serenità tra le colline ove abbiamo dimora, riceve una chiamata dai suoi. Il suo volto si fa preoccupato, si allontana al telefono chiedendo dettagli sull’accaduto, sembra spaventato. Al suo ritorno racconta il misfatto. Dei ladri sono entrati in casa sua, approfittando dell’assenza sua e dei suoi e hanno portato via quel che han trovato. Affranto, ha preparato anzitempo la valigia per andare a prendere coscienza della scomoda nuova realtà appena appresa. 

Il cerchio sembrava chiudersi. Non per me dunque, ma per l’amico in difficoltà. Un disegno ancor più nobile, un finale ancor più perfetto. Sono andato nella mia stanza, ho estratto “l’oracolo” da dieci euro, e accompagnando alla macchina l’amico ferito, gliel’ho regalato.

Grattalo a casa coi tuoi, quando siete a tavola stasera” – ho detto lui con aria profetica. 

Lui deve aver un po’ sottovalutato la cosa perché ha apprezzato il gesto ma senza capire che quello non era un qualunque ”grattino“. 

E ho continuato – “Non devi preoccuparti, fá come ti dico, poi mi dirai” – cercando di infondere solennità al momento, ma ottenendo solo un poco convinto; “E allora speriamo almeno ci siano dieci euro”. 

Non aveva capito cosa aveva tra le mani

Ci sono cose che non si spiegano, inutile cercare una spiegazione scientifica a qualcosa che viaggia su frequenze diverse dalla razionalità. 

Casualità? Coincidenza? Destino? Chiamatelo come volete, ma quella volta era diversa da tutte le altre. 

Non volevo un gratta e vinci eppure l’ho chiesto. 

Non riuscivo a grattarlo con leggerezza. 

Appettavo l’occasione speciale. 

E quando è arrivata… non avevo più dubbi. 

Poteva essere stata soltanto auto suggestione? Ma certo, non sono certo qui a spiegarvi la vita, poteva essere tutto. 

Ma resta il fatto che la sera intorno all’ora di cena mi arriva un messaggio. Questo messaggio: 

Gratta e vinci non ho vinto un cazzo, e mi hanno pure fottuto la PlayStation e tutti i giochi

Che stupido – ho pensato. Deve essere uno di quelli che controlla male l’esito e butta via un Gratta e Vinci vincente. 

Certo che la gente è proprio sbadata. 

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