ERO GIÀ UN BAMBINO

Ero piccolo. Ricordo di essere stato in quella località di mare a sette e a dieci anni, non ricordo in quale dei due casi accadde, ma ricordo che accadde. E ricordo che ero piccolo. Già detto. Ero coi miei zii, mio cugino e una zia di mia madre vecchia, che aveva la tendenza a favorire e coccolare sempre il cugino, in quanto più piccolo. Lo notavo, mi sembrava sbagliato, ma lo accettavo.
Avevo un portafoglio, plastica azzurra, un disegno di qualche cartone animato della disney, dico pluto, poco convinto. Avevo sedicimilalire. Dopo giorni di lontananza, i miei sarebbero arrivati, ci avrebbero raggiunto per passare i pochi giorni di vacanza dal lavoro. Ero felice, felice come un bambino. Ed ero un bambino.
Volevo far loro un regalo, forse su consiglio degli zii, questo non lo ricordo. Ma ci tenevo e mi sembrava giusto far loro un pensiero. Al negozio gli articoli non mancavano, e mi ero convinto o mi avevano convinto, ho rimosso, a restare su graziose bottigliette di grappa, che partivano da seimilalire. La più bella di tutte però era quella un po più grossa, vetri colorati e un design nettamente più curato. Visti i soldi contati gli zii caldeggiavano diligentemente quella meno cara, ma io volevo quella bella che, ironia della sorte, costava lire sedicimila, tutti i miei averi. “Se vuoi quella li, devi dare tutti i soldini Dani” – mi disse la zia.
Io ricordo come fosse ieri che ho guardato dentro il portafoglio azzurro con pluto, ho riflettuto – infantilmente immagino – per brevi istanti e ho risposto “Fa niente io voglio quella bella”.
Via tutti i soldi, pluto mi ha guardato, ha scosso la testa e se ne è andato lasciandomi un portafoglio completamente azzurro se non ricordo male. Ma potrei ricordare male.
La gentile commessa ha inscatolato il capolavoro di bottiglia, incassato tutti i miei possedimenti e siamo tornati verso casa. Quanto ero fiero.
All’arrivo dei miei alla pensione, io stavo giocando nel cortile e non appena li vidi, neanche li salutai e corsi su per le scale in camera a prendere il presente con una euforia di portata vulcanica, tornai giù e a pochi passi da loro il fondo della scatola cedette… le mie giovani mani non lo avevano previsto… l’inesperienza si mostrò in tutta la sua crudezza e .. CRASH.. Un cumulo di vetri colorati e grappa sulle beole della pensione. Nelle mie mani solo la vuota scatola. Un secondo di silenzio..
Ricordo immagini appannate e suoni; un “Noooo!” – sincero. Delle risa – ingenerose. E ricordo che il fuoco dell’euforia fu sepolto da una slavina di disperazione. Corsi via, inconsolabile, e piansi.
Come un bambino.

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