A PALERMO SENZA LA GIACCA

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“Amore ho fatto un brutto sogno stanotte, che tu tipo eri morto..” – “Ah, bene tesoro, ora prendo l’aereo tranquillo” – è stata la mia risposta. È iniziato così questo venerdì, con un Whatsapp della mia lady narrante sciagura giusto il giorno dell’aereo per Palermo, che non so perché ma da quando ho visto Lost, se c’è da viaggiare a novemila metri da terra, io non sono mica tranquillo.
Riparte il campionato e riparte col botto in casa della prima. Cosa c’è di peggio di andare in casa della prima e non giocare titolare? Un sacco di cose ci sono. Come ad esempio la fame nel mondo, le guerre e le fette biscottate frantumate appena le apri. Giusto per citarne tre.
Non mi sono portato la giacca, tanto si sa a Palermo è sempre bel tempo e fa caldo.. A Linate mi prendo anche la libertà di deridere qualche mio compagno che ingenuamente ha questo fardello da trascinarsi dietro per tutta la trasferta.. Che sciocchi, lo sanno tutti.. nei viaggi in aereo occorre portarsi lo stretto necessario.

Che non sia un periodo particolarmente fortunato lo si può capire da svariate cose. Tra cui arrivare a Palermo ed imbattersi in vento e acqua come non se ne vedevano da anni che complicano dannatamente la fase di atterraggio, con uno sballottamento proprio in concomitanza dell’appoggio del carrello sulla pista da brivido, capace addirittura di farmi unire, ad approdo completato, allo scrosciante applauso liberatorio di cui sono sempre stato cruento condannatore..

E ciò mi ha insegnato una cosa triste ma vera: quando temi il peggio, sei pronto a venderti al peggior offerente.

Raggiungendo il bus navetta preso a spinte e schiaffi da vento e acqua devo fare i conti con una scomoda verità: serviva la giacca. Se c’è una cosa che non puoi permetterti di fare in uno spogliatoio, è fare il saputello e sbagliare platealmente le previsioni snocciolate con sufficienza. Ed infatti non si fanno attendere insulti e scherni da parte dei derisi di Linate, supportati da altri che quando c’è da insultare sono sempre pronti. Li accetto col sorriso, dichiarandomi solo momentaneamente sfortunato, ma portatore di concetti giusti. Non funziona un granché, ma è l’arringa difensiva più soddisfacente che si potesse offrire. Ne vado fiero.

Arrivato in hotel mi torna in mente il Whatsapp con cui si aprì la giornata e tiro un sospiro, sentendomi più sollevato.. del Tower Bridge di Londra quando devono passare le navi grosse, per dire!
Oggi è andata bene, domani chissà.. c’è il ritorno.

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3 risposte a "A PALERMO SENZA LA GIACCA"

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  1. Non lo sapevo. La storia del peggio, intendo. Che quando temi il peggio sei pronto a venderti al peggior offerente. Ma come l’ho letta ho capito che è proprio così.
    E anche io sbaglio sempre abbigliamento.
    Ciao!

    Mi piace

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