MEA CULPA

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“Dani, vieni a fare una passeggiata con me il Vanni e il Gio?” – “Si Renato, vengo volentieri dai” – rispondo io al Renato, che è mio papà. Tre piccole vette dei monti dietro casa mia, che a 30 anni non avevo ancora mai raggiunto e che ho sempre snobbato e ritenuto insulse. Giudicate ancor prima di conoscerle, che è sciocco come giudicare un cantante già da una nota.

Che idiota.

Circa cinque ore in cui passo dopo passo, chiacchiera dopo chiacchiera, si sono raggiunte alture alla portata di chiunque che offrono scorci di paesaggio che ti fanno venire voglia di credere in un Dio, se non onnisciente e onnipotente, quantomeno architetto da premio Pritzker  (avevo scritto Nobel, ma per l’architettura non è previsto).

La compagnia è buona, c’è mio zio Gio che sembra sempre un 37enne e invece è quasi a 50, il Vanni, amico d’infanzia di mio papà che ne ha 60 e il Renato che i 60 li fa.. oggi, il 20 gennaio! Loro abbigliati bene, da gente di montagna, io in tuta, giaccone che neanche ricordavo più di avere, trovato nell’armadio di casa dei miei e scarpe da ginnastica nike air max, semplicemente inadatte.

Un mondo distante anni luce dal mio la montagna, dove vigono regole diverse. Chiunque si incontri durante una passeggiata, si saluta come un vecchio amico che hai piacere di rivedere. Solo sorrisi e buoni propositi in montagna. E poi si ha la netta sensazione che si trovi solo gente per bene, lassù. I malviventi evidentemente sono pigri, verrebbe da pensare. Lontano dal caotico mondo, fatto di code in macchina, code alle poste, code alla cassa, code dal salumiere, code dal gommista, code dal parrucchiere, code al seggio elettorale.

Su un sentiero non si è mai vista una coda.. per dire.

Spuntino con panini freschi presi al mattino (dopo la coda dal panettiere), birra 4 luppoli del birrificio delle nostre parti, caffè caldo nel thermos, e poi giù a piedi sino in paese, con le gambe piene, le air max slacciate, l’animo soddisfatto.. e tante, credetemi tante, riflessioni auto-accusatorie, riassumibili in – “Ma perché non lo faccio più spesso?” – che si fanno spazio dentro me, a cui so, prima o dopo, di dovere delle spiegazioni..

C’è una canzone di Daniele Silvestri, quantomai azzeccata, che inizia così..

“Cazzo, sono un idiota.. ma come ho fatto a non accorgermi prima? Dovevo proprio avere gli occhi bendati per non vedere tutti i giorni passati, sprecati, buttati, consacrati al niente.. a quel continuo trastullarsi della mente, escogitando ogni nuovo espediente per ripromettermi sempre, la mattina seguente, la stessa carota. Cazzo sono un idiota” (Idiota – Daniele Silvestri)

E ripenso a quelle domeniche vuote gettate alle ortiche andando in centro città, camminando su e giù per il corso come un automa, guardando vetrine che non mi interessano, entrando in centri commerciali troppo affollati, incontrando gente vestita di apparenza, facendo code per una cioccolata, coppie a braccetto che si incrociano, in cui gli uomini guardano le donne degli altri e le donne non se ne accorgono perché si guardano tra di loro per vedere lo stivaletto, il trucco, i capelli, gli anelli.. Che ci faccio qui?

Ingranaggio funzionante di un sistema a cui millanto di non appartenere. “Sono solo un passeggero del volo.. e mi credevo pilota” – Così finisce la canzone di Daniele Silvestri.

Mea culpa.

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2 risposte a "MEA CULPA"

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