UN PEDONE AL QUINTO PIANO

Domenica mattina ore 7.40. Trema tutto. Terrore.
Che faccio? Mi alzo dal letto, il palazzo si muove, oscilla, sembra una nave in un mare non esattamente quieto. Il problema è che è un palazzo, e non una cazzo di nave. Ed io sono al quinto piano.
Raggiungo il salotto e lì mi fermo; penso disordinatamente a cosa sia meglio fare in casi come questi, mentre il cuore martella un ritmo hardcore, e se c’è una musica che disprezzo è proprio l’hardcore. Il mio cervello mi riporta alla mente un imprecisato Qualcuno che disse qualcosa di buono a proposito di rifugiarsi sotto il tavolo, ma l’immagine di me intento a gettarmi sotto il quadrato tavolo del soggiorno mi pare un po’ troppo teatrale, così vi rinuncio rimanendo in piedi, fermo come un semaforo, in attesa che il peggio passi.

Seguendo il manuale del perfetto idiota. Un pedone sdraiato sulle strisce.

All’esterno gente in panico che si fionda giu per le scale, in strada.. allarmi che suonano nel quartiere. La mia reazione invece è stata quella. Un mix di impreparazione, disorganizzazione e pigrizia.
Scarso coi terremoti.

Anche perchè mica ero all’esordio coi nefasti eventi sismici. Anni fa a Modena è stato anche più violento, non per questioni di magnitudo bensì di vicinanza all’epicentro. Erano circa le 9.20 ero a letto, al primo piano e la casa ha cominciato a spostarsi brutalmente in contrastanti direzioni contemporaneamente, sembrava potersi spezzare da un momento all’altro.
Il cuore – allora come ora – produceva lo sgradito ritmo hardcore ed io cosa ho fatto per garantirmi la sopravvivenza in caso di dramma? Niente. Seduto sul letto, pietrificato come un fossile. Ricordo solo tanta paura e un poco epico ripetere “oooh, basta, oooh !!!”
Quante vite umane avrà salvato un “oooh basta oooh” a fronte di un terremoto? Secondo i miei calcoli una; la mia. Mi piace pensare che sia stato risolutivo. Sapendo di mentire.
Il mio istinto di sopravvivenza in pratica totalmente affidato al fato. Mmm, mi sembra un po’ poco.

Il problema è che sono scarso anche in altri campi di primaria importanza dell’esistenza quali primo soccorso, incendi, tsunami, sequestri di persona, febbre oltre i trentasetteedue e risiko. Per il resto vado abbastanza bene.

La prossima volta che accadrà, se mai più accadrà, dovrò mostrare miglioramenti. Più prontezza. Più tempestività. Scelte più rapide e decise. Devo fare il salto di qualità.
Un nipponico che ho sentito parlare nei giorni post sisma sostiene che sia prioritario aprire la porta di casa, perché in caso di storture della muratura potrebbe bloccarsi la porta e tu rimanere intrappolato in una casa pericolante.. It makes sense. Una volta aperta la porta dunque, mi catapulterò sotto il tavolo restandoci fino a ondulamenti in corso, procedura corretta confermata anch’essa dal suddetto giapponese.
E se c’è una cosa che ho imparato in anni di scuole, libri, calcio, religione, finanza e architettura è che i giapponesi vanno sempre ascoltati.

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