RIFLESSIONI ACCOMODANTI SCOMODE

In ste vacanze qui del Santissimo Natale duemilaquindici, avendo delle consecutive intere giornate di non lavoro, mi sono imbattuto in quello che voi umani chiamate viaggetto natalizio. Con meta Monaco di Baviera, Germania, che lì chiamano Munich.
Un paio di giorni all’insegna del camminare tanto e sostanzialmente a casaccio per le vie del centro città guardando cose e cercando di non finire sotto a vetture e mezzi di trasporto pubblici. Niente di nuovo insomma.
Ciò che è atipico è iniziare a farlo con delle scarpe che si rivelano troppo strette dopo mezzora di passeggio di una domenica in cui tutti i negozi sono chiusissimi, che li se ne battono le balle dell’imminente Natale, perché lì la domenica è giorno di chiusura. Da noi al massimo è giorno di chi usura. Bel gioco di parole, bravo.
E l’ho portata a termine, sta benedetta domenica, prima di poter acquistare il mattino seguente le prime Jordan della mia stessa vita in un bel negozio del lussuoso centro bavarese.
E tra le gotiche piazze, che lì si chiamano Platz, i monumenti, che li si chiamano in un altro modo, i giardini che li si chiamano Garten, e gli stadi olimpici e non, che li si chiamano Olimpia Stadium e Allianz Arena.. tra tutto questo dicevo, ignoravo l’esistenza in zone cosi prossime alla città di un luogo storico, controverso, vergognoso ma in qualche modo affascinante.. Un campo di concentramento, che li si chiama konzentrationslager e che per tutti è noto come Dachau.

Quello che ha dato vita a questo pezzo è una riflessione accomodante scomoda proprio su posti come Dachau.
Perché sono affascinato da un posto del genere?
Cosa mi portava ad essere lì a passeggiare per quel casermone con un trasporto emotivo composto da sentimenti di disgusto contrapposti a stupore ed eccitazione?
Non so se capite, ma mi è passato per la testa che quel posto fosse “una figata” e che quel fatto storico abbia tutto sommato avuto, col tempo, un significato positivo. Che se non fosse accaduto mancherebbe un pezzo importante (e portante..) di storia. Nel senso che mostrando il peggio della natura umana abbia marcato in grassetto il limite di cosa è bene e cosa è male. Ma pensandolo in termini in qualche modo ‘positivi’ ho avuto uno smottamento interno tipo “Ma che cazzo dici? Vergognati di pensare ci sia del positivo in cose cosi deplorevoli..”. Eppure in qualche modo continuo a pensarlo.

Ma forse ho capito cosa provo..

Consolidato che ormai sia un fatto storico accaduto e non modificabile, per quanto brutto, assume contorni di fascino non negativi. È cazzo di affascinante, è attrazione, come lo è la storia delle guerre mondiali, della bomba atomica, del disastro del Vajont, dell’11 settembre..

Stragi talmente impattanti che entrano nel mito” – Ho pensato.

E poi ho anche pensato che nel mito vi entrano perlopiù cose deprecabili. Le battaglie, le morti eroiche, in nome di pace e libertà certo, ma pur sempre terreni di sangue e morte e disperazione.
Persino nell’arte e nello spettacolo, attori, cantanti, artisti raggiungono il vero apice soltanto dopo la morte, ancor meglio se prematura e magari costellata di problemi di alcol e droghe.
È follìa.

E da qui la mia definitiva riflessione accomodante scomoda:

L’essere umano ha una natura malata, perversa, che professa il bene ma è segretamente attratta dal male. E nel dirlo, provo un po’ di paura.

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