INTRUSO AL FESTIVAL

E poi sono stato al festival della letteratura, che in questi giorni c’è il festival della letteratura. A Mantova. Che iniziare con “E poi” non ha mai gran senso, ma è una scelta che uno fa.
Festival della letteratura dicevo, non che io sia un letterato o un assiduo lettore – nossignori – ma se uno parla io ascolto.. e talvolta, addirittura, capisco.

E cosi ieri sera sono andato in un conservatorio ad ascoltare Paolo Nori leggere un opera russa di Lev Tolstoj del quale non ho mai letto alcuncosa.

Paolo Nori è uno scrittore, appassionato di letteratura russa, che ha il dono di avere un modo ammaliante di leggere. Egli interpreta i testi usando ripetizioni che unite al dialetto spiccatamente emiliano, stanno di un bene, ma di un bene…
Che è uno che quando parla – lui – si fa ascoltare volentieri, quando parla, Paolo Nori. Ho usato uno stile ripetitivo Paolo Noriano, rende l’idea? No? Ma.. avete usato l’accento spiccatamente emiliano? È importante.

E cosi son riuscito a parteciparvi, nonostante i biglietti fossero esauriti, grazie alla clemenza dei vigili del fuoco che hanno consentito l’over booking vista la trentina scalpitanti privi di biglietto. Posto a sedere.. per terra. Corridoio laterale, prossimo alle uscite di sicurezza.
Eppure a mio agio.
La lettura è durata circa due ore e mezza, nelle quali sono passato dalla iniziale sensazione di aver preso parte a un evento che non faceva per me, a una fase di appassionamento, per finire con la sensazione di aver preso parte ad una delle rappresentazioni artistiche più belle e interessanti della mia vita. Grazie Tolstoj e grazie Nori.
Mentre ascoltavo la lezione di vita inferta, o se preferite offerta, da “La Morte di Ivan Il’Ic” non potevo fare a meno di pensare al senso della vita. Che uno ci capita spesso a pensarci, ma certe immagini e certi contesti ti scuotono più di altri; e quelle cose che già sai, ti sembrano rivelate per la prima volta: Dobbiamo morire.
Ma porca puttana. Son cose inaccettabili se ci pensi bene. Così come inaccettabile è il suo contrario; non moriremo mai. Assurdo.

Applauso finale, lungo, sentito. Io dopo una ventina di secondi ho smesso, ma la gente continuava così ho ripreso ancora anche io, perché sembrava brutto.. o peggio, sembrava non avessi gradito abbastanza. Non sia mai. Giù gli applausi ancora.
I commenti della gente all’uscita erano quelli di gente che se ne va soddisfatta. Sarei tentato a confrontarmi con qualcuno, dilungarmi ad analizzare alcuni passi del racconto, ma come fare ancora non lo so. Per stasera sono sazio così.

Riprendo la mia bicicletta e mi allontano, le 23.30 passate, aria fresca, sellino troppo basso, piazze ormai svuotate dove sino un’ora prima c’erano chitarre e musica e festa. Ora rimane soltanto chi vuole bere e brindare. Alla vita.. o alla morte.
Non so. Sono confuso.

E comunque non cambia un granché.

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