Eravamo in Grecia, in un viaggio che da Salonicco ci ha visto percorrere non poche dozzine di km per raggiungere quelle che Elia, il nostro figlio treenne, ha definito “montagne finte“, meglio note come Meteore. Luogo celestiale.
E proprio mentre eravamo in visita a quei monasteri misteriosamente arrampicati all’apice dei cocuzzoli rocciosi di cui sono composte le Meteore, tra il disordine dei bus di turisti parcheggiati con necessaria creatività ai bordi delle contorte strade della zona, ecco sbucare in nostra direzione un prototipo d’essere umano di intravisabile femminilità, di quel genere “ch’ogne lingua devèn, tremando, muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare“, come diceva quel Dante della sua Beatrice. Un saluto al collega Dante Alighieri, indimenticato.
Aggiungiamo che quella che a noi si approssimava non era esattamente benignamente d’umiltà vestuta come la Beatrice dell’Alighieri. Era semmai malignamente di rutilante bianco svestuta, con generoso terrazzamento dedicato al prosperoso seno.
Ora, cari lettori e in particolare voi, un po’ più femministe, è giunto il momento di mettere sul tavolo un discorso che sappia essere serio, ovvero che non tiri in ballo frettolosamente il patriarcato, argomento che di questi tempi abbatte il dibattito, disarmando la parte maschile di qualsiasi risposta che non preveda il Mea Culpa come premessa – spesso insincera.
Chiedo un dibattito che sappia tener conto del testosterone che il maschio – piaccia o non piaccia – possiede nel proprio equipaggiamento di serie. E domando:
Come può un maschio evitare di essere attratto da tale e tanta appariscente femminilità?
Come può non guardare, o meglio, fingere di non vedere?
Come potrebbe scansare lo scabroso sessual pensiero che tal apparizione solletica? E contestualmente: sarebbe salutare farlo? Reprimerlo avrebbe senso? Ma poi: è possibile reprimerlo?
È davvero questo il problema? Guardare una donna… che fa molto per farsi guardare?
È sottile la linea di demarcazione tra apprezzamento e molestia: dove inizia quest’ultima? E dove finisce la prima? A me non pare che questo tipo di situazioni abbiano nulla a che fare con patriarcato, sessismo o maschilismo. Mi pare sia questione di ruolo che attinge alla propria indole di maschio e di femmina.
E mi pare sia semplice questione di educazione e rispetto sapersi comportare senza mettere a disagio l’altro. Anzi mi spingo a dire che il leggero disagio è persino da contemplare, è umano dannazione, il cosiddetto Cat-calling – in una certa (lieve, certo) misura – è una cafonaggine, ok, ma al 99% gogliardica. Vogliamo estinguere la goliardìa? Suvvìa. Se una ragazza si sente un po’ a disagio per un fischio, forse ha anche lei un problema su cui dovrebbe lavorare.
Altrimenti il rischio è buttare tutto nel calderone delle molestie e del sessismo e accostarli in modo troppo, troppo, trooooppo ravvicinato alle violenze, che quella è roba seria, invece.
Il tema è ampio, complesso e sfaccettato, me ne rendo conto. Coglietene il senso. Se c’è. E c’è, ve lo assicuro.
Tornando alla Grecia e alla musa di bianco svestita…
Avrei forse dovuto – domando a voi – una volta vista sbucare dinnanzi, forzare il collo a una manovra di evidente innaturalezza per distogliere lo sguardo e appoggiarlo altrove? Ma poi dove? Sulle ruote del bus? In alto al cielo?
Non credete che tal inconsulto gesto avrebbe anzi sottolineato in grassetto il momento e quindi attirato ancor più l’attenzione di Federica, la mia amata, che a quel punto, avendo lei stessa notato l’abbondanza (mal)celata dietro al bianco vestito, avrebbe interrogato e additato a bastardo schifoso il povero me? Colpevole di cosa poi? Di avere gli occhi?
E allora ho fatto quello che andava fatto: ho tirato dritto in silenzio, interiorizzando l’istinto predatorio/riproduttivo che la natura prevede per tizi come me, intimamente godendone, sperando di non doverne rendere conto in nessuna maniera ad alcuno.
Ma poi.. pochi passi dopo Fede riprendendo un nostro discorso ricorrente sulla chirurgia plastica in voga oggi, ha osservato:
“Comunque è proprio vero che tutte si rifanno la bocca allo stesso modo diventando copie l’una dell’altra. Diventano tutte coi tratti somatici uguali, hai visto? “
Ora: non era difficile rispondere. Bastava restare vaghi, sin anche vaghissimi, probabilmente era sufficiente anche solo emettere un suono d’intesa, un “Eh già…” e magari aggiungere dopo i tre puntini di sospensione un rafforzativo “pazzesco”.
Era facile.
Ma non ho saputo resistere:
“Intendi quella vestita di bianco? Non so, non l’ho vista… non in faccia“
Silenzio.
Musi lunghi.
Tentativi di stemperare andati a vuoto.
Altro silenzio.
Tensione.
Ma vuoi mettere? Confronto a un “Eh già… pazzesco“. Diciamoci la verità: meglio una battuta satirica di raffinata costruzione, che attinge dal reale cogliendo la frivolezza maschile al cospetto del saper ammaliare femminile.
L’innocente gioco delle parti.
E Federica, magari non subito, ma poi ne coglie il senso, mi capisce…
Oppure semplicemente mi sopporta e passa oltre, non so. Sarebbe da chiederglielo. Magari glielo chiedo.
E comunque a tutte le troppo femministe voglio dire una cosa molto chiara:
Poppe.
niente di più vero direi !
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