Flusso #19 – Colloquio –

(Tratto da http://pensofluidissimo.com un altro blog in cui scrivo; un progetto composto da tre autori, in cui alimentiamo a turno i pensieri del precedente)

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Mi risveglio al mattino, ancora con lei, la sveglia delle 8.42 da mesi fissata in modalità ripeti ogni giorno e che solo adesso – come una rivelazione – scopro essere un due alla terza a scalare, radice cubica si dice? Mi sembra di si.
Otto fratto due uguale quattro, fratto due uguale due.
La scoperta per qualche motivo tutto da chiarire, mi rallegra. Mi do un cinque virtuale alla Barney Stinson e mi sento fico. La trovo un’intuizione quasi geniale, perlomeno non da tutti, per quanto sia di una irrilevanza rara.
Prima di alzarmi mi concedo qualche minuto per riordinare i pensieri, ancora mescolati alle realtà parallele create dai sogni che per fugaci istanti offuscano e confondono reale e fittizio.
Incrocio le braccia sotto il cuscino e do sfogo allo sbadiglio del buongiorno, lo forzo anche, sgranchendo la schiena e trasformando la desinenza finale dell’espirazione in un crescente “Orcaputtanaaaaaa” che non so ben dire perché ma mi fa stare bene. Lo faccio spesso e mi trovo bene a farlo. È un dato di fatto.

Le nuvole che annebbiano il risveglio si diradano, e i pensieri si fanno più limpidi. Ripercorro i propositi per la giornata. Prendere pane fresco, trovare una donna che diventi mia moglie, passare in posta a spedire la raccomandata, inventare una nuova App che mi faccia diventare milionario, telefonare a mia nonna che sento troppo di rado, e salvare il pianeta dall’effetto serra. La sensazione è che ora di sera, l’effetto serra sarà aumentato, la nonna non risponderà al telefono, di App me ne verra in mente una che già esiste, in posta c’è troppa coda per i miei gusti, incontro una potenziale ragazza ideale già fidanzata (“Felicemente” come amano sempre aggiungere le femmine.. ) e dal panettiere avrei dovuto prendere due francesini in più che per la sera non ce n’è. Va beh, ci sono i grissini – mi dirò, fingendo sia la stessa cosa.

Vaneggio, mi rendo conto di essere anche un filo troppo pessimista, che forse non aiuta a fare quel salto di qualità che vado rincorrendo da dozzine di mesi. Gia.. passano, i mesi passano. Ho bisogno della svolta.
“Chissà forse il colloquio di ieri è il primo passo verso la direzione che vado cercando. Chissà se mi richiameranno.. Pensi sia andato bene? Si dai bene, cioè per me bene, poi dipende sempre da cosa cercano loro, però io sono abbastanza contento, sono stato anche simpatico. Sei sicuro di essere passato per simpatico e non magari per sciocco? Si dai ho fatto il gran gioco di parole in inglese, quello Layer, Lawyer, che son due vocaboli diversi ma in un certo senso ci sono motivi per accomunarli. No dai secondo me bene, ha apprezzato.. Ma poi scusa, chi è che sei tu che mi parli in testa e mi fai ste domande mentali qui? Lasciami in pace, mi sono appena svegliato. Si vero, ci sta.. però sai è per capire. Si si, questo l’ho capito. Ci siamo capiti. Bene.”

Discuto spesso con me stesso, sono un avversario ostico da affrontare, un tizio che conosce tutti i miei punti deboli e va a colpirli. Ma ora basta vaneggiare.
Qui c’è solo una cosa da fare, alzarsi e cominciare una nuova giornata. Perché come diceva sempre mio nonno, La vita è fatta di periodi brutti, seguiti da periodi bruttissimi. E quando torneranno quelli brutti, noi cominceremo a chiamarli periodi buoni. Gran nonno, il nonno Italo.

Squilla il telefono, numero sconosciuto.
Schiarisco la voce per non sembrare addormentato, e lo faccio urlando nel cuscino parole di vario genere, tra cui non “Ezechiele”, per dire..

“Salve, Siamo della Stockton lei è il ragazzo del colloquio di ieri vero?”
“Ah buongiorno, certo. Sono io”
“Ci interesserebbe risentirla, se può già in tarda mattinata”
“Certo, non c’è alcun problema, sono già in città per commissioni, vi raggiungo alle 11”
“Avrei scommesso si fosse appena svegliato”
“Avrebbe perso molti soldi allora, ah ah ah”

Layer.

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