NON SENSATEZZE DI FINE ANNO

Pari-e-dispari

È banale scrivere della fine dell’anno gli ultimi giorni dell’anno? Si che lo è, ma io – tra le altre cose – sono anche banale. Ci ergiamo tutti a “perché io non sono mica scemo” ma la verità è che tutti lo siamo, tutti siamo anche scemi. Così come intelligenti, stronzi, acuti, ottusi, buoni, cattivi. Un tempo io sono stato anche scaleno, ma mai isoscele. Dite che non ha senso? Che dico cazzate? Dico anche cazzate, questo è più vero, questo ha più senso.

Se ne va il quattordici e arriva il quindici.

Si entra in un anno dispari. A tal proposito, ve l’ho detta la mia teoria sul pari o dispari? Quello da giocare con le mani, il bim bum bam. La mia teoria si basa su una osservazione. Ho osservato in anni di sfide che il quattro non lo gioca nessuno alla prima mano, non chiedetemi il perché che non lo so. Prendendo per buona questa constatazione, rimangono più numeri dispari che pari a disposizione, quindi il vostro avversario ha tre su cinque possibilità, ovvero il sessanta percento, di buttare un numero dispari. Un bel vantaggio per un giochino che dovrebbe essere un fifty-fifty. Provate e poi mi direte. Non ho paura di essere smentito.

Non sono stato del tutto onesto con voi. Ho paura di essere smentito.

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