IN CORONAVIRTUS

Lunedi 9 Marzo 2020. Poche ore dopo il decreto zona rossa “State a casa”

Seduto in questo treno semivuoto, in viaggio verso il lavoro, mi sento colpevole di una qualche sorta di malefatta. Incrocio fugacemente lo sguardo con un altro raro passeggero; quell’intenso e infinitesimo attimo contiene un poema. Con lo stesso denudato pudore torniamo ognuno a lavare i propri panni sporchi nel lavatoio dei nostri display, io intento a scriverne per smacchiare la coscienza, e lui.. beh lui non so, come potrei?
Strofinarmi le mani con gli ultimi profumati residui di un’amuchina non di marca acquistata mesi prima in un negozio di cianfrusaglie per meno di due soldi europei, mi fa sentire un po’ più civile della media, e quindi una persona migliore.
Ma poi perchè tutto questo disagio? Il treno va. Voglio dire, copre la tratta… e quindi è lecito servirsene, cioè, vuoi dirmi che all’improvviso Greta Thunberg non conta più niente? Dovrei mettermi a inquinare a bordo della Jeep Diesel, peraltro stando bene attento a non praticare quella virtuosa pratica che è il car pooling? Suvvia, siamo seri..“ – cerco così di convincermi della linearità della mia azione, proprio mentre si fa spazio la vera e unica ragione dell’interior disagio, efficacemente espressa dal mio lato moralizzatore, che chiameremo insensatamente Ingegner Pini: “Si ok, il treno va, e allora spiegami perché stamane la tua premurosa madre si è tenuta ben distante da te, meschino utilizzatore di treni e metropolitane in tempo di pandemia! Sei la feccia della società, redimiti, farabutto!

Sa essere molto crudo l’Ing. Pini quando si siede al tavolo delle riunioni con me stesso.

Il regime di vita adottato negli ultimi mesi, totalmente improntato su treni e metropolitane, veicolatori piuttosto noti di mali stagionali, già di per sè mi eleva a potenziale untore, e la percezione di esserlo aumenta considerando la surreale assenza di presenze intorno a me.
Insomma, tornassi indietro, stamattina avrei preso l’auto, non c’è dubbio. Ma non sapendo ancora viaggiare a ritroso nel tempo, facciamo che per oggi va bene così.

Il treno prosegue puntuale, nessun controllore viene a sondare le mie ragioni di viaggio. Tutto sembra nella norma, quando all’improvviso uno strano crescendo di solletico risale il setto nasale creando attimi di panico; è uno starnuto. Con abilità lo contengo e lo implodo, attutendo al massimo il rumore per non attirare le attenzioni delle forze speciali armate di cui tanto si parla. Nessuno le ha mai viste, e chi le ha viste non è più tra noi per poterlo raccontare. Dicono. Tempi strani questi. Tempi in cui crea più imbarazzo starnutire che scoreggiare.

Giorni difficili, direi particolari, ma assolutamente non tragici. Non è la fine del mondo. Volete dirmi che la razza umana non è in grado di resistere a una ventina di giorni di.. ferie a casa?
Più che mai, non c’è da lamentarsi. Non c’è da criticare niente e nessuno, non c’è da additare nè pretendere.. c’è da eseguire un semplice compito che ci hanno affidato: stare principalmente a casa.
E coscienti che vale sempre la regola che non per forza bisogna dire la propria opinione sui social se non si conosce l’argomento. Non sottovalutiamo la virtù del silenzio.
E allora forse tutto questo, che ora è soltanto disagio, potrebbe divenire occasione per meglio calibrare il sistema artificiale discutibile che abbiamo creato, e ritrovare qualche essenziale, utile, vera priorità per la propria vita.

Si, bravo, minimizza.. fai la morale a tutti! E mi raccomando, evita di dire che col crollo delle borse hai perso migliaia di euro in poche ore, e chissà ancora quante ne brucerai, tu e il tuo odiato (a parole) sistema finanziario, sempre pronto a collassare pesantemente ad ogni minima stronzata. Sei solo un inutile ingranaggio del sistema che millanti di voler combattere

Quel tizio riesce sempre a rovinarmi la giornata.

UN ABBRACCIO AI SONDAGGISTI

Non capisco un sacco di cose io, ma evidentemente neanche chi ne dovrebbe sapere, e allora succede che passa a sorpresa la Brexit, che se passa l’Europa affonda, dicevano, e poi invece no.
E a seguire vince Trump (un abbraccio ai sondaggisti) che se vince il mondo crollerà, dicevano, wall street impazzirà, aggiungevano, e poi invece no, ed ora in tanti si domandano perchè abbia vinto un pupazzo, anzi un tizio presentato dai media come tale, e invece la Clinton no, portata in palmo di mano lei, senza olio di palma lei, in nome di un establishment che tranquillizza tutti, perché i mercati amano l’establishment, altrimenti si spaventano – i mercati – che il sistema ha bisogno di certezze e non importa se sia un sistema del cazzo, meglio un sistema del cazzo ma che si conosce, piuttosto che un salto nell’ignoto. Chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa cosa lascia ma non sa cosa trova, che l’America non si sarebbe mai scoperta dando troppo retta a sto detto bello ma non bellissimo.
Cosi ora i grandi investitori, hanno paura – dicono – e comprano oro, bene rifugio, ne accrescono il valore; accrescono il valore della mia catenina della comunione, e io li ringrazio per questo, una catenina più preziosa è sempre meglio che una pallonata nelle balle.
Con il referendum italiano solita politica del terrore, se vince il no i mercati impazziranno, gli speculatori speculeranno fortissimo, andiamo incontro a instabilità, recessione, inflazione, spread, caccapupù, torna il nazismo selettivo, immigrazione incontrollata, tolgono il Natale, tornano i terremoti, WhatsApp diventerà a pagamento..
The day after: una tendenza al ribasso poi rialzo, tutti tranquilli, tutti minimizzano, no no scherzavamo – dicono alcuni dalle retrovie..
E poi la schiera dei vincenti..
Salvini che pare abbia vinto lui da solo, finge con se stesso di avere la maggioranza degli italiani dalla sua parte, vuole le elezioni subito. Salvini.
Brunetta che fa il bullo, spara a zero su quel ‘povero’ Renzi che con tutti i suoi difetti, non pochissimi, ha passato più di due anni ad essere insultato per ogni singola questione, come se le colpe fossero tutte sue.
I 5stelle (che io supporto) anch’essi fini massacratori del fiorentino (spesso gratuitamente) che paiono pronti a voler governare pur con tutte le problematiche di una macchina ancora da oliare ma che a parer mio nasce sotto presupposti insindacabili.
Berlusconi che è sceso in campo a cinque minuti dalla fine della partita in vantaggio tre a zero che millanta di aver avuto un ruolo decisivo nella vittoria. Il filo tra genio e imbecillità è sempre sottile.
D’Alema e Bersani vecchi strateghi avversi a Matteuccio per ragioni opportunistiche.
La Meloni  odiosa – che senza ragione ho sognato recentemente rivolgersi a me con tono accusatorio, ma zittita da una mia risposta talmente pertinente da farle fare un passo indietro e complimentarsi col sottoscritto rimanendo di diversa opinione ma rispettosa della mia (che sogno è?).

Ed infine lui, M.R. che dopo la sciocchezza dettata dal proprio IO spocchioso di personalizzare il referendum, convinto di essere amatissimo e forse anche di aver proposto una riforma spettacolare, ha dovuto fare una campagna tutta in salita, ricca di mezze verità, (a volte anche quarti di verità), slogan (in cui è bravissimo, va detto), promesse a tutti (soldi a 18enni, mamme, pensionati..), finte prese di posizione forti con l’Europa, endorsement da Obama, tentativi di discostarsi dalla personalizzazione del referendum, ma che alla fine l’hanno visto presentare le proprie dimissioni con un discorso forzatamente snello e brillante per quanto coerente e tutto sommato onesto, prendendosi le colpe della sconfitta e lanciando simbolicamente le chiavi del governo, come fossero un bouquet lanciato da una sposa; di spalle, in mezzo alla più disparata folla festante che popola il carro dei vincitori del NO.
“E mò son cazzi vostri, coglioni” – non l’ha detto, ma tutti lo hanno sentito lo stesso.

PROVACI ANCORA, STATO

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“Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono..” – diceva quello. E quello è il Gaber.

E quel Gaber difficilmente risulta essere banale. Che non solo io non mi sento italiano; a volte sfocio nel “io non mi sento essere umano”.. ma per fortuna o purtroppo lo sono. E non è certo un atteggiamento di presunta superiorità, nossignori. È un sentimento di dissociazione da certe robe. Ma questo è un discorso più ampio, è la penisola a forma di stivaletto che mi interessa.

Siamo una popolazione deludente, con uno scadente orgoglio nazionale. Se possiamo evadiamo le tasse, ci pensiamo furbi, facciamo i furbi, ci piangiamo addosso, siamo lamentosi, vediamo nello stato e nelle autorità un nemico da frodare invece che un alleato con cui collaborare.

Una estesissima partita a ‘Guardie e Ladri’.

In cui però le guardie non è che siano diverse dai ladri, attenzione… Abbiamo una classe dirigente specchio del popolo, corrotta, con privilegi acquisiti degni delle antiche piramidi sociali, assegnate sulla base del niente, con ingiuste sproporzioni tra chi lavora per davvero e chi occupa poltrone da cui non si separa neanche se vien giù il nostro amato Gesù di Nazareth in persona. O Maometto, se preferite, islamici.
È per questo che poi io non mi sento italiano. “Io non sono come quelli” – mi dico.

E lo urlo ancor più quando accadono cose come quella appena accadutami.

Una multa per eccesso di velocità in autostrada.
Rilevati 127 km/h in un tratto dove c’era il limite massimo a 110 km/h.
Circa euro 150 di sanzione, e decurtazione di punti tre dalla patente.

Bene.

Cioè non bene, male. Però va bene fratello Stato, ho sbagliato io. Pago.

Mi chiedi di certificare i dati del conducente per procedere alla suddetta decurtazione, non ti va di farlo automaticamente al proprietario della vettura, non mi è del tutto chiaro il motivo ma posso immaginare che ci siano stati in passato questioni e ricorsi che ti hanno suggerito di cambiare procedura e fare cosi. Vado a costituirmi da solo, non c’è problema.

Mi avvisi che se entro tot giorni non dichiaro il conducente a cui detrarre i punti mi sanzioni con aggiuntivi euro duecentosessanta circa. Mi pare uno sproposito, ma come deterrente funziona eccome. Vado alla polizia stradale, allo sportello, compilo tutto quel che c’è da compilare. Fine. Sono pulito. È metà luglio e sono pulito.

Balle.

Mi mandi ora, a dicembre, una raccomandata – fratello Stato – in cui mi chiedi quegli euro duecentosessanta circa perché non hai ricevuto la dichiarazione dei dati del conducente. Bizzarro.

Non so voi cosa ne pensiate; un banale errore di trasmissione in buona fede? Può capitare? Anche se non è la prima volta che mi accade? Mmm.. vi dirò cosa penso io.

Io sento odore di bruciato. Il tentativo di sfruttare qualsiasi mezzo consentito dalla legge per raccattare soldi per le tue casse vuote, a causa delle tue mani bucate, della tua cattiva gestione, della tua incapacità amministrativa, della tua corruzione, del ‘magna magna’ che da generazioni corrode il nostro meraviglioso territorio.
Che basterebbe che io non trovassi la ricevuta e sarei fottuto. E tu lo sai che gli italiani sono disorganizzati e disordinati, e chissà dove hanno messo i documenti. E li fotteresti volentieri, anche se sai bene che hanno gia pagato per i loro reati, ma magari non hanno conservato il documento e tu per legge puoi rivalerti. C’è la legge. Perché sei un italiano furbetto come la tua popolazione. Sei STATO tu, a dare questo esempio?

Era lì, nel vano portaoggetti della macchina, assieme alla ricevuta del pagamento della multa. La copia compilata con la dichiarazione del conducente relativa a quella sanzione.

Ho esultato come Tardelli al gol alla Germania nell’82.

Ritenta, sei Stato sfortunato.

Quanto a Gaber, la canzone si chiude cosi.

“Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo..
per fortuna o purtroppo..
per fortuna..
per fortuna lo sono”.

E per quanto deluso, a conti fatti.. Si. Per fortuna lo sono.