AI MARGINI DELLA DISCO

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Seduto su un divanetto di una discoteca. Non so divertirmi io qui dentro, mai riuscito in una discoteca. Mi riferisco a quelle invernali, al chiuso, soffitto basso, volume alto. Dovrei sforzarmi a mantenere un atteggiamento giusto, sicuro, strizzare occhi a gente a caso emanando fichezza, bere cose mischiate a cose e ghiaccio, saper sorridere continuamente tipo quelle del nuoto sincronizzato, che mi devono spiegare che cazzo c’hanno da ridere sempre.. No, non sarei io, mai stato io quello lì.

Così io vivo nel mondo più come osservatore dell’umanità che come appartenente alla specie – J. Addison –

Così io vivo nella discoteca più come osservatore dell’umanità che come appartenente alla specie – Topper H. –

Eppure non ci sarebbe nulla di male a sballarsi un po’” –  mi dico rimproverandomi di troppa rigidezza – “Sono uno sportivo, ancora giovane, qualche eccesso ci sta, la vita va vissuta anche un po’ alla cazzo, e la discoteca è il posto ideale.. Bisogna fare, incontrare gente, lasciare il segno in qualche modo, fare serate, esperienze che poi vedi foto e pensi che quei tempi erano il massimo, poter dire io c’ero, essere stati anche stronzi, sbagliare e giustificarsi definendoli errori di gioventù, che si era giovani e folli ed era tutto magnifico cosi, per poi chiudere con lo sprono a vivere al massimo rivolto ai giovani in ascolto di noi vecchi e saggi che col tempo abbiamo messo la testa a posto però eravamo fichissimi, sempre in discoteca, serate e alcol, padroni del mondo, invincibili”. Un frullato di verità, bugie e nostalgia.

Il problema è che la mia razionalità fatica a farmi perdere il controllo della situazione in locali come questo. Mi rende riflessivo invece di lasciarmi risucchiare nel vortice della Cassa4OreNonStopIn4Quarti. Ed essere riflessivo in un luogo di perdizione è la cosa più sciocca che uno possa desiderare… ma tant’è.

E allora mi è impossibile non vedere un luogo ricco di tanta vuotezza, apparenza, tatuaggi brutti in bella mostra, scoppi di risate per cose che non fanno ridere, foto selfie con la boccuccia.. E ancora, gente sudata confusamente ammassata in pochi spazi che tenta di divertirsi spesso non riuscendoci davvero. Gente come me, che è qui per sentirsi parte di qualcosa a cui non appartiene, ma dal quale è segretamente attratto. Il tutto confezionato in una scatola con musica tuonata nelle casse a volume temporalesco, accompagnata da interventi di un vocalist che ostenta euforìa, e che di tanto in tanto urla nomi di persone che conosce e insiste a fare alzare in alto le cazzo di mani manco ci fosse una rapina.. che a ben vedere c’è eccome visti i prezzi dei cocktail.

Seduto. Cerco di mantenere un atteggiamento fiero, scambio occhiate con ragazze e ne osservo le reazioni. Sistemarsi i capelli è la cosa che fanno più spesso, il chè mi sembra poco simpatico nei confronti di uno particolarmente rasato come me. Invidia. Non mi sto annoiando, ma è certo che la mia serata non si protrarrà a lungo, vanno presi a piccole dosi sti posti. Giusto il tempo di due foto selfie simpatiche col mio amico Frizz, un brindisi in compagnia del resto del gruppo, due giri del locale, per andare in bagno e poi nell’altra sala dove riesco a “shazamare” una canzone bellissima ‘Sky and Sand’ https://www.youtube.com/watch?v=1H5loYi6wVc che ha una vena nostalgica che mi identifica molto più del tunz tunz commerciale che mi sto sorbendo da svariati quarti d’ora.

Torno al tavolo, accenno un ballo ma mi sento goffo, smetto e mi risiedo. Un’amica di Frizz si avvicina in cerca di lui, attacca a parlare, mi dice che si annoia, dice anche che si vede che anche io mi sto annoiando, le dico che non è vero, ma lei non vuole sentire cazzi, lo ribadisce dicendo che si vede lontano kilometri che mi sto annoiando. Dovrei farle discorsi più ampi, troppo più ampi. Riflessivi, che in un luogo di perdizione come detto è sciocco. Così annuisco, assecondo e lascio a Frizz la sua compagnìa.

Di lì a poco mi alzo, saluto tutti e vado. Tutti non nel senso di proprio tutti, quelli del mio tavolo intendo. Anche se mi ha sempre fatto ridere pensare alla scena di salutare proprio tutti! Un saluto collettivo sbracciando e urlando tipo “Ehi ragazziiiii, io vadoooo!!! Buona continuazioneeeeee”. Divagazioni.

Allontanandomi mi piomba addosso una certa negatività sin qui non rilevata. Mi sento una comparsa che se ne va tra l’indifferenza generale. Non sono i miei posti questi. “E comunque sia ci metto del mio.. troppo passivo io, dovrei sciogliermi un po’, adattarmi anche a situazioni che non mi calzano comode“. Già, dovrei. Magari la prossima volta.

Saluto, pago ed esco. Con le mani in alto.

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5 risposte a "AI MARGINI DELLA DISCO"

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  1. Consiglio: quando mi ritrovo in certi locali (proprio quelli con la musica tunztunz), uso spesso e volentieri due parole d’emergenza: gin e tonic.
    Non so, magari aiutano pure te.

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  2. Guarda che il gin tonic non è affatto male, ma ci sono sia quelli fatti bene ( in particolare con: Hendrick’s, Bombay, Tanqueray, Bulldog, 50 pounds, Gordon’s) e quelli un po’ meno.
    E aiutano a socializzare \ sciogliersi di più: ovviamente preso nelle giuste dosi, o dopo ti capita veramente di salutare TUTTI.

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  3. Affrontare la situazione che hai descritto tu,da sobri o quasi,scatenerebbe la tua stessa reazione. Almeno alle persone normo-dotate(scusa,questa parola e’ caccofonica). Per questo,quando andavo(ormai son vecchio e,soprattutto,riflessivo come te,troppo per certi ambienti) mi sfondavo di alcool e superavo ogni remora. In sintesi,cazzo scrivi benissimo.

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